The wine italia, il nuovo modo di conoscere il vino. Testata giornalistica in corso di registrazione. Direttore Responsabile Alessandra Conforti. TheWineItalia è un prodotto "Web Mouse Consulting Srl" Strada di Rovereta 42, 47891 Falciano (RSM), e-mail info@thewineitalia.com
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A VINITALY LE CANTINE SCELGONO DI VALORIZZARE LA PROPRIA IDENTITÀ
Nuovi espositori, layout rivisto e ampliato

pubblicato il 11/01/2017 17:41:37 nella sezione "Fiere & eventi"
A VINITALY LE CANTINE SCELGONO DI VALORIZZARE LA PROPRIA IDENTITNuovi espositori layout rivisto e ampliato
Riconferma quasi totale delle aziende singole e nuovi espositori, layout rivisto e ampliato per Piemonte, Toscana, Sardegna e Vininternational: sono queste alcune novità del 2017. Da gennaio attivo per le aziende il servizio di invito degli operatori esteri. Aperte le iscrizioni ai concorsi di Sol&Agrifood e Vinitaly.

Verona, 10 gennaio 2017 – Aziende vitivinicole già al lavoro per la prossima edizione di Vinitaly, in programma dal 9 al 12 aprile 2017 (www.vinitaly.com). Proprio dalla conferma quasi totale delle iscrizioni delle singole imprese presenti lo scorso anno e dal numero di new entry arriva il primo segnale della dinamicità del settore enologico italiano. Ed è quello, inequivocabile, di una maggiore propensione ad investire in prima persona nella partecipazione alla fiera con stand individuali, marchio e stile riconoscibili.

«Per essere attrattivi nei confronti degli espositori – dice Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere – abbiamo messo in campo negli ultimi anni nuovi servizi e progressivi rinnovamenti dei padiglioni, che già per l’edizione 2017 garantiscono più spazio per aumentare il numero di cantine, con un miglioramento complessivo del layout del quartiere fieristico. Inoltre, il piano industriale del prossimo quadriennio di Veronafiere – prosegue Mantovani – destina 72 milioni su 94 al miglioramento delle infrastrutture di quartiere, alla digital transformation e alla costruzione di parcheggi per oltre 3.000 posti auto».

Più spazio e un nuovo padiglione. Cresce il Piemonte, grazie all’ampliamento e al restyling del padiglione 10: un miglioramento che incontra le esigenze di accogliere le richieste di nuovi espositori e dall’altro per alcune cantine di posizionarsi all’interno della propria area geografica di riferimento.

Aumentano l’area espositiva anche i produttori della Sardegna nel padiglione 8, quello che ospita i saloni speciali Vinitalybio e Vivit-Vigne Vignaioli Terroir e della collettiva Fivi (Federazione italiana vignaioli indipendenti).

Novità pure per Toscana e Vininternational, con la creazione di un grande spazio espositivo di circa 4.000 metri quadrati che sostituisce le due tensostrutture separate allestite fino all’edizione 2016.

Modifiche al layout e nuovi arrivi. «Il rinnovamento del layout - sottolinea Gianni Bruno, area manager di Vinitaly - permette ad alcune aziende di collocare il proprio stand nel padiglione della propria regione o ad alcune di rientrare con una partecipazione importante e di immagine».

Tra i nuovi arrivi, per la prima volta a Vininternational cantine da Usa e Regno Unito, che si aggiungono alla collettiva spagnola realizzata in collaborazione con Icex e agli espositori di Svizzera, Francia, Azerbaijan, Georgia, Croazia, Argentina, Portogallo, Australia e Sudafrica.

Per i buyer esteri il servizio free badge e incontri b2b con Taste & Buy. Da gennaio sarà operativo per gli espositori il servizio di invito degli operatori esteri tramite Vinitaly, con invio dei free badge per l’ingresso gratuito. Attivato nel 2016, ha dato immediatamente ottimi riscontri, facilitando la gestione degli inviti da parte della aziende e migliorando la qualità degli operatori, grazie alle verifiche effettuate direttamente dalla Fiera.

Per il b2b puro, confermata l’iniziativa Taste & Buy, che organizza incontri tra i buyer esteri dell’incoming realizzato direttamente da Vinitaly e le aziende espositrici, la cui richiesta di partecipazione cresce di anno in anno.

Tanti appuntamenti prima di Vinitaly. A precedere il salone veronese molte le iniziative realizzate sotto il marchio di Vinitaly, pensate per promuovere i vini e offrire strumenti di marketing alle migliori aziende. A fare da filo conduttore, tra gennaio e marzo, le tappe di Vinitaly International a San Francisco, New York, Miami, Houston e a Chengdu in Cina (www.vinitalyinternational.com/calendar).

In programma l’1 marzo il Concorso Internazionale Packaging, mentre dal 31 marzo al 2 aprile torna il 5 Star Wines Award con in contemporanea il primo giorno (31 marzo) il premio Wine without Walls, dedicato ai vini senza solfiti o con un contenuto non superiore a 40 mg/l (per tutte le competizioni iscrizioni aperte sul sito www.vinitaly.com).

Alla vigilia di Vinitaly, l’8 aprile, il calendario il grand tasting OperaWine (www.operawine.it le aziende e i vini del 2017) a cura di Vinitaly International, anticipato dal 4 all’8 aprile dal corso di certificazione della Vinitaly International Academy (www.vinitalyinternational.com/vinitaly-international-academy).

Sol&Agrifood ed Enolitech. In contemporanea con Vinitaly si svolge Sol&Agrifood (www.solagrifood.com), preceduto dal 15 al 20 febbraio da Sol d’Oro Emisfero Nord e, nei giorni del 20 e 21 febbraio, dagli Evoo Days, la nuova iniziativa di formazione e informazione dedicata agli operatori della filiera dell’olio extravergine di oliva.

Con Vinitaly anche Enolitech (www.enolitech.it), da quest’anno ancora più integrato con i padiglioni di Vinitaly, grazie a un ulteriore avvicinamento del padiglione F che lo ospita al padiglione del Piemonte (pad. 10).

Affari in fiera, wine lover in città. I 29.000 wine lover del 2016 trovano anche nel 2017 il loro spazio di degustazione, cultura del vino e convivialità a Vinitaly and the City, da venerdì 7 a martedì 11 aprile. Dopo il potenziamento dello scorso anno del fuori salone, con un programma ampliato e più diffuso nei luoghi storici della città, Veronafiere riconferma la volontà di tenere nettamente separati i momenti b2c da quelli b2b nel quartiere fieristico.

Viabilità. L’obiettivo di una mobilità sostenibile in termini di efficienza e ambientali verrà perseguito rafforzando i servizi di trasferimento tra i parcheggi scambiatori dislocati in prossimità delle uscite autostradali, oltre che dalla stazione ferroviaria di Verona Porta Nuova, dal centro città e dall’aeroporto Valerio Catullo di Verona-Villafranca. Tutti gli aggiornamenti e le informazioni sulla viabilità da gennaio sul sito di
Vinitaly, nei comunicati stampa e sui social di Veronafiere.
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IL VINO COME RACCONTO
Il corso per imparare a leggere il vino

pubblicato il 11/01/2017 17:38:50 nella sezione "Fiere & eventi"
IL VINO COME RACCONTOIl corso per imparare a leggere il vino
Al via una nuova edizione del corso di degustazione del Seminario Permanente Luigi Veronelli:
un'opportunità per accostarsi alla degustazione e alla cultura del vino italiano


Dal 17 gennaio al 21 febbraio 2017, dalle ore 21 alle 23
presso la sede del Seminario Permanente Luigi Veronelli
Viale delle Mura 1 - Bergamo



Bergamo, 10 gennaio 2017 – Tecniche produttive e cultura enoica, giochi sensoriali e assaggi d'alta qualità: questi i principali ingredienti de «Il vino come racconto - Corso di degustazione per assaggiatori curiosi». Il 17 gennaio, infatti, prenderà il via la nuova edizione del corso di primo livello del Seminario Veronelli è dedicata all'apprendimento di una tecnica di degustazione efficace e gratificante, ma anche di principi utili a riconoscere e ad apprezzare la qualità. Sino al 21 febbraio, per sei martedì, dalle ore 21 alle 23 circa, nella sede del Seminario Permanente Luigi Veronelli, in viale delle Mura 1 a Bergamo, neofiti e appassionati saranno guidati alla scoperta dell'affascinante mondo del vino.

Un'opportunità preziosa per imparare a cogliere l’eleganza e la profondità dei vini italiani nelle loro differenti tipologie: dagli spumanti fino ai vini da dessert da meditazione. Strutturato in sei serate a cadenza settimanale, il corso è dedicato a coloro che desiderano accostarsi alla cultura enoica in modo gradevole, accessibile e "veronelliano". I temi, presentati in modo comprensibile a tutti dai docenti Seminario Veronelli, saranno le principali fasi dei processi produttivi, sia in ambito viticolo che enologico, il corretto utilizzo degli organi di senso per comprendere e descrivere i vini, le caratteristiche di ciascuna tipologia ma anche il portato culturale e i sistemi di relazione che rendono il vino una "bevanda di civiltà".

«È il corso ideale per un primo incontro con il mondo di Bacco, un corso in cui gli unici requisiti richiesti sono passione, curiosità e desiderio di compiere nuove scoperte… in punta di naso!» - ha anticipato Andrea Bonini, direttore del Seminario Permanente Luigi Veronelli che condurrà le lezioni con Andrea Alpi, responsabile della didattica e della formazione.

«Il vino come racconto» è, dunque, un'occasione per scoprire quella particolare forma di bellezza di cui ognuno può far esperienza attraverso il naso e la bocca: un modo semplice - e, in qualche modo, magico - per migliorare la qualità della propria vita, per educarsi al piacere dell’accoglienza e della condivisione.

Questo il calendario delle lezioni: martedì 17 gennaio «Introduzione alla degustazione», martedì 24 gennaio «La viticoltura», martedì 31 gennaio «I vini bianchi», martedì 7 febbraio «I vini rossi», martedì 14 febbraio «I vini spumanti» e martedì 21 febbraio «I vini da dessert e da meditazione».

Il costo del corso è di 250 € (IVA inclusa) a persona e comprende l’assaggio di 4-6 vini di alta qualità per ciascuna serata, il materiale didattico e 6 bicchieri da degustazione. Al termine del ciclo di lezioni sarà rilasciato un attestato di partecipazione. Per partecipare è sufficiente acquistare l'apposito ticket su www.seminarioveronelli.com e per ricevere ulteriori informazioni è disponibile la Segreteria dell'Associazione (Tel. 035 249961, e-mail eventi@seminarioveronelli.com).


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EVOLUZIONE E PROSPETTIVE PER IL VINO ITALIANO IN USA E UK
I principali mercati al mondo

pubblicato il 03/01/2017 09:54:22 nella sezione "News Wine"
EVOLUZIONE E PROSPETTIVE PER IL VINO ITALIANO IN USA E UKI principali mercati al mondo
Con complessivi 9 miliardi di euro, USA e UK rappresentano i due principali mercati al mondo per import di vino, pesando rispettivamente per il 18% e 15% sul totale del vino commercializzato a livello globale. Gli Stati Uniti figurano, allo stesso tempo, come il primo paese al mondo per consumi di vino: oltre 31 milioni di ettolitri nel 2015, il 38% in più di quanto si bevono gli italiani. Questo doppio primato deriva dal fatto che gli USA rappresentano anche il quarto produttore mondiale (22 milioni di ettolitri nel 2015) e buona parte del proprio vino viene consumato entro i confini nazionali (ne esportano poco più di 4 milioni). Al contrario, il Regno Unito che per ragioni pedo-climatiche (forse ancora per pochi anni, visti i cambiamenti climatici in corso) produce quantità marginali di vino, è “costretto” a consumare principalmente prodotto di importazione e in questo caso i consumi totali coincidono con gli acquisti dall’estero, facendo del Regno Unito il sesto paese al mondo per consumi (13,5 milioni di ettolitri).
Ancora più interessante è il “peso” che il vino detiene sul totale delle bevande alcoliche consumate: 10% negli USA, 18% in UK dove in entrambi i paesi la parte del leone viene fatta dalla birra. Da questi pochi numeri si capisce però dove insistono le maggiori prospettive di crescita per i vini italiani. Mentre nel Regno Unito è difficile pensare ad ulteriori effetti “sostituzione” rilevanti (tra vino e birra), nel caso degli Stati Uniti gli spazi di crescita sono duplici: da un lato, i tassi di penetrazione del vino ancora bassi tra i consumatori di bevande alcoliche dovrebbero crescere a scapito della birra (il consumo pro-capite di vino negli USA è inferiore ai 10 litri, in Italia – seppur in calo- viaggiamo sui 37 litri); dall’altro, tra vini concorrenti, quelli esteri possono aumentare le proprie quote di mercato a danno di quelli nazionali, in virtù di una crescita dei redditi pro-capite che ha tra i propri effetti quello di “spostare” l’acquisto da vini locali a vini stranieri. Ovviamente, in linea teorica. Poi da quel punto in avanti interviene la concorrenza tra prodotti esteri (Francia, Australia, Nuova Zelanda, Cile) a fare la differenza.
Stante questo scenario, nel corso degli ultimi 5 anni le importazioni negli Stati Uniti di vini dall’Italia sono aumentate del 61% a valore e del 26% a volume, uno scostamento determinato sia da un riposizionamento qualitativo dei nostri vini oltre che da un effetto “rivalutazione” prodotto dal rafforzamento del dollaro rispetto all’euro. Le nostre performance sono state superiori alla media del mercato, intesa come trend dell’import totale (+52% a valore) ma inferiori a quelle dei vini neozelandesi (+119%) e francesi (+83%). I dati relativi ai primi 10 mesi del 2016 mostrano ancora una tendenza positiva ma determinata da una spinta più debole: l’import di vino cresce a livello totale dell’1,8% in valore e di appena lo 0,1% in volume, con l’Italia che mette a segno un +3,9% a valore e un +1,9% a volume. Siamo cioè distanti da quel 10% di tasso medio annuo (CAGR) di crescita che ha connotato l’import dal nostro paese nel quinquennio 2010/2015. Anche in questo caso, Nuova Zelanda e Francia registrano variazioni positive più ampie, rispettivamente pari a +9,2% e +4,2% in valore. Se guardiamo alle diverse tipologie, è solo grazie agli spumanti – e in particolare al Prosecco – che l’Italia registra questi valori positivi nel 2016: mentre i vini fermi imbottigliati calano del 2,6% in volume, gli sparkling crescono del 25,5%.
Anche il mercato inglese presenta analogie simili nelle tendenze che si sono manifestate su quello americano. Nel medesimo quinquennio di tempo considerato, l’import di vino è cresciuto del 21% a valore ma meno del 5% a volume. Rispetto a questa media, l’import di vini italiani è aumentato rispettivamente del 64% e 35%, surclassando a valore praticamente tutti i diretti competitor, mentre a volumi rimanendo appena dietro la Spagna (+37%).
Le importazioni dal paese iberico hanno visto crescere soprattutto la categoria dei vini fermi imbottigliati (+50%), mentre è nuovamente merito degli spumanti (e anche in questo caso del Prosecco) se gli acquisti dall’Italia sono cresciuti così tanto: basti pensare che, a volume, l’import di sparkling italiano in UK è cresciuto del 572% tra il 2010 e il 2015.
Si tratta di un trend che trova conferma anche nell’anno in corso. I primi dieci mesi del 2016 mostrano una crescita dell’import dall’Italia che, nel totale a volume evidenzia un +3,2% sostanzialmente frutto della categoria spumanti che, presa a sé stante, mette a segno un +38% (si pensi infatti che i vini fermi imbottigliati italiani registrano un calo del 12% a valore e dell’8% a volume, in analogia a quanto sta accadendo all’import dell’intera categoria: -12% a valore e -5% a volume totale mondo).
“Secondo le nostre stime” dichiara Denis Pantini, responsabile Wine Monitor di Nomisma “nel 2016 le importazioni a valore di vino negli Stati Uniti chiuderanno con una crescita inferiore al 2%, mentre nel Regno Unito ipotizziamo un calo di quasi il 10%”. D’altronde, si tratta di quei mercati che nel 2016 hanno vissuto due tra gli eventi più “destabilizzanti” e meno prevedibili che si ricordino: Brexit e l’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti.
“L’indecisione che gira attorno alla Brexit e che ha portato la sterlina a perdere oltre il 10% nei confronti dell’euro e delle principali valute internazionali dal referendum ad oggi, non ha fatto altro che tenere gli importatori inglesi alla finestra, riducendo gli acquisti di lungo periodo” continua Pantini.
Nel caso invece degli Stati Uniti, l’elezione di Trump ha avuto, sulla valuta locale, l’effetto contrario. Il rafforzamento del dollaro che potrebbe continuare anche nel 2017 a seguito degli interventi di politica economica e fiscale promessi in campagna elettorale, potrebbe ridare vigore alle importazioni dall’Italia, a condizione che contestualmente non vengano attivate misure protezionistiche volte a tutelare i vini californiani. Il che, ad oggi, sembra però lontano dall’essere attuabile (così almeno si spera).

Fonte: Nomisma Wine Monitor
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RINASCE CON LA TERZA GENERAZIONE IL MARCHIO BRANDIMARTE
Grazie alla nipote Bianca Guscelli
toscana (firenze) firenze

pubblicato il 28/12/2016 16:09:56 nella sezione "Non solo vino"
RINASCE CON LA TERZA GENERAZIONE IL MARCHIO BRANDIMARTEGrazie alla nipote Bianca Guscelli
A Firenze i fiorentini non sapevano rassegnarsi, uno dei marchi più amati – Brandimarte – silenziosamente, a piccoli passi, era uscito di scena. Ma ci voleva la terza generazione, la nipote del Brandi, Bianca Guscelli, affiancata da Stefano Marchetti, giovane imprenditore fiorentino e titolare di Remax Rinascimento a Firenze, che ha puntato sulla sua vena creativa, che riprende l’attività del nonno Brandimarte Guscelli…Bianca, nata e cresciuta nella famiglia di argentieri ed esperta in design e style, volitiva, orgogliosa della storia della sua famiglia e consapevole della grande importanza dell’artigianato italiano e del made in Italy, con Stefano Marchetti, si impegna
in una importante azione di retail, ritorna dunque a vivere e risplendere il Brand Brandimarte.

L’azienda, vanto delle “botteghe” fiorentine, tutte quelle che negli anni hanno attraversato la storia dell’Oltrarno, ha vissuto la sua storia a partire dal
laboratorio di via Lorenzo Bartolini, passando poi per il negozio di viale Ariosto, fino all’ultima reincarnazione sopra porta Romana, in via Ugo
Foscolo.

Quella della Brandimarte, fondata nel 1955, è una tipica storia fiorentina, creata da Brandimarte Guscelli, nata in un fondo di via Ponte di Mezzo, ha dato lavoro a operai, creato formazione e, per primo, dato lavoro ai carcerati, e per l’illuminato acume artigianale del suo fondatore, adottando due importanti rivoluzioni nel campo dell’argenteria, una di carattere tecnico che consisteva nel «martellare» il metallo, come aveva visto fare agli zingari col rame, l’altra rompendo con la consuetudine dell’articolo d’argento come pezzo da esibire in vetrina, Brandimarte riproponeva la tradizione delle antiche famiglie reali, che utilizzavano nel quotidiano i serviti d’argento, per creare una serie di prodotti che coniugavano bellezza e funzionalità, studiati per la vista ma anche per il tatto, lavorati a mano dai 100 dipendenti dell’azienda, trasferitasi in via Bartolini, negli anni ’80 e ’90.

Il Brand Brandimarte, gestito da Bianca Guscelli e Stefano Marchetti, avrà dunque un progetto innovativo, quello di portare l'argento di nuovo sul
mercato rispettando gusti e tendenze dei giovani, modificati nel tempo, sviluppando linee da indosso innovative, lavorate a mano, l’argento di
Brandimarte come mood iconico ritornato ad essere un Must sia in Italia che all’estero.

Brandimarte Guscelli, «quel grosso mucchio di case ammassate in Oltrarno», come scriveva Vasco Pratolini e quello era il suo regno, dove,
burbero, ironico, generoso e geniale il Brandi viveva e insegnava, apriva le porte agli amici, ai carcerati, ai ragazzi, era l’Oltrarno il suo habitat naturale, tra il vociare degli artigiani, le biciclette, i rumori degli artigiani che non ci sono più, il mercatino, guardarsi in viso, riconoscersi, il suo, nell’Oltrarno fiorentino è stato un viaggio, straordinario e meraviglioso, dove i fiorentini venivano coinvolti alla scoperta del suo mondo, la bottega di argenteria situata nel centro di Firenze, dove lo spazio di vendita si intrecciava con la produzione e con la vita quotidiana.

E Bianca la bella, la terza generazione, che ha sempre vissuto tra bagliori d’argento, frese, metallo e sogni, oggi dà un nuovo imprinting al Brand Brandimarte, affiancata da Stefano Marchetti, giovane imprenditore fiorentino e titolare di Remax Rinascimento a Firenze, che ha puntato sulla sua vena creativa, riprende l’attività del nonno Brandimarte Guscelli, per una nuova
strategia di marketing, gioielli da indossare e accessori per la casa.

Una nuova vita per l’argento del Brandi – come ci racconta la nipote - è quello che ci siamo posti Stefano ed io, il risultato è a medio e lungo termine, può arrivare anche dopo un mese di lavoro. I ritmi di lavorazione seguono regole che si tramandano di artigiano in artigiano, gli strumenti sono ancora gli stessi, anzi, alcuni non esistono neanche più. Prima l’argento veniva lavorato liscio, mio nonno Brandimarte, osservando gli zingari battere il rame, decise di farlo con l’argento per tutta la linea della casa, oggettistica
adoperata quotidianamente. Era una cosa impensabile prima di allora, ma, come tutte le mode, la linea martellata si affermò in tutte le case. Con la stessa intraprendenza mio padre Stefano creò una linea Vino totalmente in
argento, che dopo le prime titubanze, è stata apprezzata da tutti i sommelier anche per la sua capacità di interagire con la bevanda stessa.

In effetti l’argento sarà pure un metallo geloso, che a contatto con gli altri ne ruba il colore, ma essendo un materiale vivo ha moltissime proprietà. Esalta i sapori nel bene e nel male, oltre ad essere conduttore e antibatterico. Lo utilizzavano i nobili in passato per evitare di trasmettersi infezioni ed io per tutti questi motivi voglio riportarlo nella quotidianità di tutte le famiglie a partire dalla tavola.

Ritorna così, dai ricordi di Bianca, l’immagine del nonno Brandi, tra le stradine dell’Oltrarno, l'atmosfera è d'altri tempi. Gli abitanti si conoscono tutti e si chiamano per nome. Il fornaio, l'edicolante, la bottega del restauro, il
doratore, il ciabattino che risuola le scarpe, l’ebanista: sono loro i protagonisti della vita di questo piccolo borgo. La città sembra lontana, qui siamo in Oltrarno, la parte meno conosciuta di Firenze dal turismo del mordi e fuggi, ma amata dai fiorentini in quanto non meno glamour, fatta da botteghe e fondi, tra un bociare che è quasi un leit motiv affascinante, un base musicale al tran tran cittadino, “le botteghe” dei maestri d’arte dei mestieri dimenticati, tramandati, nozioni apprese da padre al figlio, locali e magazzini appartati, discreti, quasi nascosti, la fabbrica del Brandi in Via Bartolini.

Sembra di entrare in un paese incantato, fatto di oggetti favolosi, dove la bellezza del metallo, i giochi fioriti, la maestria del Liberty, dei tagli e delle incisioni si propongono agli abbinamenti, con l’armonia ai cromatismi, i giochi di luce, fatti con ramages e ricami, la luce che varia e modifica gli oggetti, calici, bicchieri, ciotole evanescenti, quasi trasparenti, impalpabili emozioni, gioielli finissimi, un sottofondo cadenzato dal rumore delle mole, dal tintinnio, dalle ruote che girano incessantemente, e poi il silenzio della fornace con gli attimi di magia che danno vita alle forme, con figure di giovani e vecchi artigiani che carezzano questi capolavori delicatissimi con mani che sembra tocchino le corde di un violino per un concerto di archi, per creare nell’insieme un opera d’arte; questa è stato il mondo del Brandi, un grande, che è un primato di passione e di lavoro, ma, principalmente, è una storia di famiglia, di uomini artigiani e oggi di una donna che riassume egregiamente come l’imprenditoria femminile si esprime e opera, ed è un vivo esempio di come, negli ultimi cento anni, in maniera non traumatica, si è consumata una
rivoluzione pacifica epocale, che ha modificato il ruolo della donna in tutto il mondo e in tutti i settori professionali.

Probabilmente Bianca e Stefano, coinvolti in un romanzo d’amore e di nostalgia revival non pensavano minimamente di diventare attori principali di una storia diventata famosa in tutto il mondo per l’argento, cesellato e interpretato in maniera diversa, materiale di un tempo, lavorato da migliaia di anni, ma rielaborato per la casa del domani, capace di diventare protagonista del design che, grazie alle sue molteplici qualità, adattato facilmente ai nuovi stili di vita e gli spazi del living.

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SPUMANTI ITALIANI SUPERSTAR
A Natale 62 milioni di bottiglie

pubblicato il 19/12/2016 14:27:51 nella sezione "News Wine"
SPUMANTI ITALIANI SUPERSTARA Natale 62 milioni di bottiglie
"E L’EXPORT CONTINUA A CRESCERE +24%. PREMIATA LA QUALITÀ


Rallo: “Record delle bollicine tricolori in Italia e all’estero. Il Prosecco sia da traino per valorizzare tutta la ricca famiglia degli spumanti italiani che conta quasi 190 tipologie a denominazione e indicazione geografica oltre a decine di altre tra varietali autorizzati, generici e di qualità. Un primato mondiale”.

Roma, 19 dicembre 2016 – Spumanti italiani “superstar” a Natale: durante le prossime festività, nel nostro Paese verranno stappate 62 milioni di bottiglie di spumanti italiani (+10% sul 2015; bottiglie da 0,75l), mentre all’estero 158 milioni (+20%). Dalle stime dell’Osservatorio del Vino, su base dati Ismea, emerge che il comparto nazionale dei vini spumanti chiuderà il 2016 con una produzione di circa 625 milioni di bottiglie (4,69 mln di hl, +18% sul 2015) ed un export di 3,4 milioni di ettolitri (oltre 450 milioni di bottiglie da. 0,75l) se fosse confermato il trend gennaio-settembre dell’anno.
“Il prossimo Natale conclude un anno che ha visto le bollicine italiane trainate dal Prosecco raggiungere un importante record di vendite sul mercato interno e nell’export – ha commentato Antonio Rallo, presidente dell’Osservatorio del Vino. I nostri spumanti stanno conquistando nuovi consumatori, stimolano modalità e occasioni di consumo innovative e moderne rivelandosi un eccellente apripista per gli altri vini di qualità del nostro Paese. Una famiglia, quella degli spumanti italiani, da record mondiale per biodiversità e ricchezza organolettica con 153 tipologie DOC, 18 DOCG, 17 IGT oltre a diverse decine di altri tra varietali autorizzati, generici e di qualità. Patrimonio unico di eccellenza e tradizione che con il prossimo Natale vogliamo far conoscere di più ai nostri consumatori grazie al “traino” offerto dallo straordinario successo del Prosecco. Perché la festa è tradizione, e le bollicine raccontano tante storie affascinanti dei nostri territori. Storie di passione e cultura che strizzano l’occhio al piacere di stare insieme. Per condividere il gusto, i molteplici gusti, del Natale”.
Dall’analisi Ismea, con il contributo del Cirve dell’Università degli Studi di Padova, all’interno dell’Osservatorio del Vino, emerge un quadro nel quale il crescente interesse del pubblico per i vini spumanti potrà offrire interessanti opportunità di diversificazione anche nelle aree non specializzate in questi prodotti. Nel generale successo degli spumanti Italiani, si conferma nel 2016 il notevole dinamismo delle tipologie minori, ossia i vini spumanti prodotti in denominazioni diverse da quelle principali o varietali che rappresentano ormai più di un quinto della produzione nazionale.
Molto bene l’export che, trainato dallo spumante a Denominazione di Origine (+23% a volume e +29% a valore) e, in particolare, dal Prosecco (+28% a volume e +38% a valore), da gennaio a settembre 2016 ha fatto registrare già oltre 2 milioni di ettolitri di vendite oltre i confini nazionali, con incrementi su base annua a volume del 21% e a valore del 24%.
E’ bene evidenziare che l’export è orientato verso gli spumanti di qualità rispetto sia agli spumanti “comuni”, che guadagnano un 7% a volume perdendo un 3% a valore, sia agli spumanti cosiddetti ‘varietali’, che perdono 1% a volume e 2% a valore sullo scorso anno. Tra i principali Paesi clienti, il Regno Unito rappresenta ancora il primo mercato in termini di esportazioni per lo spumante italiano, dove si registra, sullo stesso periodo 2015, un incremento in valore del 46% per un corrispettivo di 236 milioni di euro (+30% in volume per circa 700mila hl). Per gli Stati Uniti l’export vale oltre 185 milioni di euro (+31%) con una crescita anche in volume del 23% (465mila hl). Dato interessante sulla Francia, che importa per 28 milioni di euro (+57% a valore e +75% a volume). Anche la Spagna mostra grande interesse per lo spumante italiano: +71% a valore e +289% a volume. In ripresa il mercato interno trainato soprattutto dalle vendite presso la GDO (+13% a volume e +15% a valore), a fronte di una sostanziale stabilità del vino non spumante.

Marco Barabanti
Journalist
Head of Press Office & Media Relations

UIV
Unione Italiana Vini
Confederazione Italiana della Vite e del Vino
Mob. 3346954364

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SEMPRE PIU’ ECCELLENZE AL SALONE GUSTUS DI NAPOLI
Dal 20 al 22 Novembre 2016
campania (napoli) napoli

pubblicato il 21/11/2016 10:49:37 nella sezione "Fiere & eventi"
SEMPRE PIU’ ECCELLENZE AL SALONE GUSTUS DI NAPOLIDal 20 al 22 Novembre 2016
Da ieri fino a martedì apre Gustus, Expo dei Sapori Mediterranei, la kermesse riservata agli operatori del settore food che si svolge da tre anni alla mostra d’oltremare di Napoli. Molta Campania ma non solo in questa vetrina di eccellenze che quest’anno ha incrementato il numero di espositori e di buyers. In evidenza le tipicità del Meridione e uno spazio dedicato anche ad alcune aziende di Norcia e del centro-Italia la cui economia è stata ferita dai recenti sisma. Giornata inaugurale con Gianfranco Vissani, chef stellato e testimonial dell’evento che ha visitato con particolare interesse gli stand delle province campane e che terrà uno show-cooking insieme al giovane collega Gennaro Amitrano.
Gustus è anche un ricco contenitore di convegni e corsi di aggiornamento riservati agli operatori dell’ho.re.ca. Fin dalla prima edizione, il Salone partenopeo mira alla valorizzazione e alla tutela della Dieta Mediterranea, riconosciuta sei anni fa dall’UNESCO quale Patrimonio immateriale dell’umanità. A questo importante tema è dedicato il convegno in programma lunedì con la proiezione del docu-film “Mediterranean diet example to the world” e gli interventi di docenti ed esperti di alimentazione.

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CANTINE LA PERGOLA: da Moniga del Garda (BS) la sfida bio di un nuovo brand da 300 mila bottiglie

pubblicato il 21/11/2016 10:36:55 nella sezione "Le cantine"
CANTINE LA PERGOLA: da Moniga del Garda (BS) la sfida bio di un nuovo brand da 300 mila bottiglie
L’evento festeggiato con la pubblicazione di “Agricoltura e cooperazione sul Garda Bresciano (1841-2016)”

È stata ufficializzata sabato 12 novembre la nascita di “Cantine La Pergola”, il nuovo brand aziendale di Civielle (acronimo di Cantine della Valtènesi e della Lugana), storica cooperativa gardesana fondata nel 1979. La nuova denominazione, già presente sul mercato con relativo restyling di marchio e packaging, punta a distinguere la vocazionalità produttiva della cooperativa dagli altri rami aziendali di attività (fornitura di servizi a supporto di aziende agricole e cantine del comprensorio).

Cantine La Pergola è oggi l’unica cooperativa della riviera bresciana del lago di Garda attiva nel comparto vitivinicolo. È formata da 45 soci -30 dei quali sono viticoltori- e 3 cooperative agricole: gli ettari coltivati sono circa 80, condotti in regime di agricoltura biologica, con una produzione media annua di 300 mila bottiglie tra Lugana Doc (un terzo del totale), Valtènesi Chiaretto e Groppello della Riviera del Garda Classico. Circa la metà approdano attualmente sul mercato certificate bio. L’obiettivo è quello di raggiungere in breve tempo il 100% di produzione certificata commercializzata. L’export vale attualmente il 30% del giro d’affari complessivo, con ramificazioni non solo in Europa ma in tutti e 5 i Continenti (Corea, Giappone, Nuova Zelanda, Australia, Cina, Etiopia, Brasile, Canada…).

Il nuovo brand è moderno, giovane e accattivante: i disegni del sole e della luna che per anni hanno contraddistinto le etichette bio di Civielle, si sono convertiti in eleganti e raffinate grafiche di Cantine La Pergola. I nomi, invece, sono rimasti gli stessi, musicali ed evocativi: Biocòra, Selene, Eos, Elianto, Zublì, Brol, Trepiò e Carpio.

“Con il lancio di “Cantine La Pergola”, la cooperativa intende evidenziare l’alta qualità dei propri vini, ottenuti dai vigneti coltivati direttamente: una attività centrale, a cui da sempre si affianca quella di supporto e servizio a decine di cantine e imprese agricole, che tutte assieme formano una rete di imprese ante litteram – spiega il presidente Sante Bonomo -. Inoltre, con la scelta di questo nome, la cooperativa si riappropria del toponimo di appartenenza, rafforzando il legame con il territorio: la località di Moniga, chiamata “La Pergola”, rappresenta infatti da sempre uno snodo fondamentale del comparto vitivinicolo dell’intera Valtènesi, ed è da ormai quasi quarant’anni la sede dell’attività produttiva della cooperativa”.

Per sottolineare questo forte radicamento territoriale, la cooperativa ha voluto accompagnare il lancio del marchio “Cantine La Pergola” con la pubblicazione del volume “Agricoltura e cooperazione sul Garda Bresciano (1841- 2016)”, scritto dal giornalista e ricercatore gardesano Pier Giuseppe Pasini e presentato a Moniga nel corso dell’evento di lancio del brand.

Cantine La Pergola


Il libro “Agricoltura e cooperazione sul Garda Bresciano” in pdf, può essere sfogliato sul sito
www.cantinelapergola.it oppure richiesto a info@cantinelapergola.it


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ENOARTE E LA PUGLIA
Al Gourmettino l’Osteria Contemporanea di Domenico Cilenti
toscana (firenze) firenze

pubblicato il 21/11/2016 10:22:57 nella sezione "Arte Wine"
ENOARTE E LA PUGLIAAl Gourmettino l’Osteria Contemporanea di Domenico Cilenti
"Dalla Puglia a Firenze, il food, il vino e la pietra Al Gourmettino l’Osteria Contemporanea di Domenico Cilenti


A Firenze si accendono le luci, Il Gourmettino, l’Osteria Contemporanea di Domenico Cilenti, apre i battenti con una serata dedicata agli amici, per una cena particolare: l’omaggio alla Puglia dell’artista fiorentina Elisabetta Rogai.
Ascoltare il tempo e la natura per un magico incontro, quello di Elisabetta Rogai con la Puglia, a Firenze al nuovo locale di Domenico Cilenti, Il Gourmettino, una performance live di EnoArte con una lastra di pietra dell’Azienda Dell’Erbe, leader mondiale, arrivata da Apricena nel Gargano, il Nero di Troia de le Cantine Le Grotte di Apricena (FG) e la cucina di Domenico Cilenti; a Firenze il segno tangibile di una evoluzione che racconta la capacità di produrre una qualità senza eguali, la storia, la natura e la cultura del territorio, così unici per caratteristiche e ricchezza, conferiscono ai prodotti della terra pugliese un valore aggiunto che, se pienamente utilizzato, può creare le condizioni di una nuova stagione di sviluppo condiviso.
Ed Elisabetta Rogai coglie l’attimo, usa i prodotti per “contaminarli” con la sua EnoArte, li vive, trasformandoli in un momento evocativo, ma anche innovazione, pensato, riflesso dai suoi pensieri, dalla sua curiosità, dal suo eclettismo…..nasce una nuova materia dove dipingere con il vino, la pietra garganica di Apricena, che lei domina, con grazia e con sapienza, la fa vivere, la plasma di colore, gli da un anima.
E l’eclettismo della Rogai ci porta per la prima volta ad un inedito abbinamento, pietra e vino, la pietra usata come inedita tela d’artista per dipingere con il vino, un abbinamento insolito ma anche logico, quello di unire, con l’arte, due prodotti della terra che ci rappresentano in maniera efficace, con tutte le caratteristiche della cultura come tradizioni, storia e la proiezione verso il futuro, stagione dopo stagione; niente, infatti, come il vino e la pietra parlano della nostra terra, che, coinvolgendo le emozioni in un bicchiere di vino suggeriscono la ricerca per individuare l’evoluzione delle aspettative, gesti armonizzati da un rapporto che acquisisce le sfumature più sofisticate per far nascere un capolavoro della natura.
DOMENICO CILENTI: L’EXECUTIVE CHEF DE IL GOURMETTINO


Nato a Peschici nel 1972, inizia la sua carriera culinaria nella cucina del ristorante di famiglia. Parte poi in Svizzera per lavorare come sous chef nelle cucine di Dario Ranza, executive chef della Villa Principe Leopoldo di Lugano.
Dal 2003, con l’apertura del suo ristorante “Porta di Basso”, contribuisce alla riscoperta del Gargano e del suo patrimonio gastronomico, grazie alla sua cucina d’innovazione pugliese.
La cucina di Domenico è focalizzata sulla creazione di un’esperienza totale fatta di sfumature nette e di sapori brillanti tipici del sud Italia, composta da prodotti interamente biologici, biodinamici o selvatici.
Lo stile audace che caratterizza gli abbinamenti dei suoi piatti gli permette nel 2003, a un anno dall’apertura, di entrare nella guida Michelin. Nel 2006 vince il premio come miglior giovane chef della Puglia, nel 2008 quello di miglior giovane chef del Mezzogiorno a cura di Luigi Cremona, noto giornalista del mondo culinario e nello stesso anno è insignito del titolo di chef dell’anno in Puglia.
Oggi Domenico Cilenti è riconosciuto come uno dei più influenti

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ACETO BALSAMICO DEL DUCA CELEBRA I 125 ANNI DI STORIA
Bottiglia limited edition dal logo in lamina d'oro

pubblicato il 14/10/2016 09:30:23 nella sezione "Non solo vino"
ACETO BALSAMICO DEL DUCA CELEBRA I 125 ANNI DI STORIABottiglia limited edition dal logo in lamina doro
"L’azienda di Modena festeggia l’anniversario portando al Sial di Parigi -16/20 ottobre- il design di Giugiaro in un esclusivo packaging di lusso


Spilamberto, ottobre 2016

Un packaging di lusso per la preziosa bottiglia d’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP disegnata dal guru del design italiano Giorgetto Giugiaro: è così che l’Aceto Balsamico Del Duca festeggia i suoi 125 anni di storia. È infatti nell’anno 1891 che l’azienda della famiglia Grosoli celebra l’iscrizione nel registro della Camera di Commercio di Modena, dando il via a una storia di eccellenza made in Italy che continua ancora oggi con la quarta generazione della famiglia. Per l’occasione è stata realizzata una limited edition da 100 ml in duecento esemplari della bottiglia griffata Giugiaro, con libretto esplicativo che illustra il prodotto, la sua storia e il corretto utilizzo. Grande attenzione è stata riservata al packaging: la bottiglia celebrativa è stata infatti racchiusa in un raffinato cofanetto il cui logo aziendale è in lamina d’oro 24 carati, accompagnata da una pergamena numerata firmata da Adriano Grosoli, nipote del fondatore.

“L’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP – spiegano con soddisfazione Mariangela e Alessandra Grosoli – rappresenta l’eccellenza della nostra terra, e abbiamo scelto di celebrarla con una bottiglia e un packaging che sottolineassero il valore intrinseco di ciò che cerchiamo di offrire ogni giorno a chi cerca nel Balsamico un equilibrio di sapori tra il dolce e l’agro, un’armonica acidità, una vellutata corposità e un profumo indimenticabile”.

La preziosa confezione per i 125 anni di Aceto Balsamico del Duca verrà presentata a Parigi dal 16 al 20 ottobre 2016 in occasione del Sial (www.sialparis.fr), il salone internazionale dell’alimentazione (pad. 1, stand F 29) che su un’area di 242mila mq metterà a confronto circa 160mila visitatori e 7mila espositori, di cui l’85% non francesi, in rappresentanza di 104 Paesi.

Una storia di successo, quella della famiglia Grosoli, che affonda le sue radici alla fine dell’Ottocento: è nel 1891 che il capostipite Adriano apre la “Premiata salumeria” dove inizia la vendita di specialità alimentari, tra cui l’aceto balsamico. Da subito l’azienda si distingue per la qualità dei prodotti, riconosciuta già nel 1927 a Genova, in occasione dell’Esposizione Internazionale, durante la quale viene conferito il “Diploma di Gran Premio e Medaglia d’Oro per la speciale lavorazione di prodotti tradizionali”. Gli anni passano e le specialità della Premiata Salumeria Grosoli diventano sempre più rinomate: si fa strada l’idea di ampliare la produzione di aceto balsamico, passione di famiglia.
È così che insieme alla moglie Luciana, Adriano - nipote e omonimo del fondatore - sceglie di variare il nome in “Aceto Balsamico del Duca” e decide di contraddistinguere il prodotto con l’immagine del Duca Francesco I d’Este, tra i più famosi e appassionati produttori di quel balsamo molto apprezzato alla corte degli Estensi.

L’azienda oggi rappresenta l’esperienza di quattro generazioni, che utilizzando le originali ricette di famiglia, con dedizione realizza un’eccellenza apprezzata in tutto il mondo. Nel 1980 entrano nella gestione le figlie Mariangela e Alessandra, portando l’azienda ad una notevole espansione ed aumentandone il prestigio sui mercati esteri.
Aceto Balsamico del Duca ancora oggi ha sede a San Vito di Spilamberto, dove conserva il sito storico, dedicato all’invecchiamento del prezioso Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP, in oltre 600 barili posti in un’antica fornace per la cottura dei mattoni, edificata intorno al 1600. Nel 1992 è stato inaugurato un nuovo stabilimento, ulteriormente ampliato tra il 2004 e il 2008 ed arricchito di un elegante show room, con vendita diretta al pubblico. Nel nuovo stabilimento sono collocati i grandi tini di rovere destinati alla maturazione di Aceto Balsamico di Modena IGP, oltre a moderne linee d’imbottigliamento, con tecnologie atte a garantire la massima qualità.
Tra le eccellenze che posizionano l'azienda ai vertici della produzione di Balsamico, vanno ricordate l’Aceto Balsamico di Modena IGP Biologico, di cui l’azienda è stata pioniere e il “Solo Modena”, un balsamico a filiera corta ottenuto da sole uve raccolte nella provincia di Modena e insignito del “Premio 2009 - 2010 Responsabilità Sociale di Impresa” della Provincia di Modena.

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ROSE' 2012 DI BARONE PIZZINI
Miglior metodo classico Bio d'Italia
lombardia (brescia) provaglio d'iseo

pubblicato il 16/09/2016 11:45:02 nella sezione "Le cantine"
ROSE 2012 DI BARONE PIZZINIMiglior metodo classico Bio dItalia
Provaglio di Iseo (Brescia) – Miglior metodo classico “Bio” italiano: questo il titolo che Legambiente ha attribuito al Rosè 2012 della Barone Pizzini di Provaglio d’Iseo, confermando nuovamente il percorso da pioniere che la cantina diretta da Silvano Brescianini ha intrapreso prima fra tutti in Franciacorta.
La XXVIesima edizione della "Rassegna-degustazione dei vini biologici e biodinamici d'Italia", che si è tenuta a Grosseto promossa da Legambiente in collaborazione con l'Università di Pisa, l'Enoteca Italiana e diverse riviste di settore, ha visto il Rosè 2012 con le sue note di sottobosco e i sentori di rosa, oltre che la densa trama intessuta in un buon vigore acido, conquistare la giuria presieduta dal professor Giuseppe Ferroni del Dipartimento di Scienze agrarie alimentari e agro-ambientali dell’Università di Pisa. Decisamente soddisfatto Silvano Brescianini: “I continui riconoscimenti ottenuti negli ultimi anni da vini e cantina dimostrano come il biologico non è il fine, ma il mezzo per raggiungere la qualità: ovvero in campagna viti sempre più “sane”, presupposto per poter avere uve e di conseguenza vini sempre migliori. Spinti dalla nostra filosofia aziendale di grande attenzione all'ambiente e al consumatore, siamo stati i primi a produrre Franciacorta da viticoltura biologica, utilizzando per la coltivazione e il nutrimento delle viti solamente sostanze naturali o che l'uomo può ottenere con processi semplici senza ricorrere a prodotti chimici, scelta che consente ai nostri vigneti di esprimersi al massimo del loro potenziale”.
Anche quest'anno, quindi, come nei tre anni precedenti, viene premiata la qualità dei vini Barone Pizzini, che hanno ottenuto la pole-position in uno dei concorsi “Bio” più autorevoli a livello nazionale e che si dimostra essere oltre che un'importante vetrina, anche un efficace veicolo divulgativo verso i consumatori più attenti della cultura biologica, grazie al costante impegno di Legambiente.
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MARTA FALANGHINA
Il nuovo spumante di Villa Matilde

pubblicato il 16/09/2016 11:29:11
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MERCATO DEI VINI FIVI
Una festa di incontri

pubblicato il 16/09/2016 11:20:41
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RIVIERA GIN
Dalla Romagna il primo e unico gin italiano prodotto con distillato di vino

pubblicato il 16/09/2016 11:09:16
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LA VENDEMMIA PER TUTTI
Cantine Aperte svela il “vigneto Toscana”

pubblicato il 13/09/2016 12:16:11
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CONCERTO IN VIGNA NEL CUORE DELL'UMBRIA
La musica al "Contrario" di Maurizio Mastrini

pubblicato il 12/09/2016 11:20:26
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CALICI DI STELLE FRA TOSCANA E UMBRIA
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pubblicato il 05/08/2016 20:50:51
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PASTA FRESCA ALLE ROSOLINE DI CAMPO
Perfetto abbinamento con Prosecco Superiore DOCG

pubblicato il 27/07/2016 11:13:20
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L’eccellenza dai sapori “naturali”

pubblicato il 27/07/2016 11:10:02
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In provincia di Siena al via la festa dedicata al buon vino

pubblicato il 21/07/2016 08:45:14
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