The wine italia, il nuovo modo di conoscere il vino. Testata giornalistica in corso di registrazione. Direttore Responsabile Alessandra Conforti. TheWineItalia è un prodotto "Web Mouse Consulting Srl" Strada di Rovereta 42, 47891 Falciano (RSM), e-mail info@thewineitalia.com
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pubblicato il 23/03/2022 11:46:29 nella sezione "News Wine"
Il gruppo vicentino che nel 2021 ha sfiorato i 60 milioni di fatturato con oltre 37 milioni di bottiglie vendute, punta al bold:(|settore premium) siglando una partnership strategica con il brand del Garda, nuova espressione della bold:(|spumantistica italiana Maia), rispondendo pienamente anche alla richiesta di vini leggeri per momenti speciali della bold:(|generazione Millennial).

Prosegue il percorso di bold:(|Cielo e Terra) volto alla scoperta e alla valorizzazione delle denominazioni meno note del territorio ma con potenzialità intrinseche.
Frutto di questa strategia la scelta quindi di acquistare il 50% del brand Maia.

Una bollicina protagonista di un lifestyle tipicamente italiano, fatto di eventi, appuntamenti glamour, partnership con global brand del mondo del lusso ed experience esclusive, che incontra perfettamente il gusto di un consumatore moderno ed internazionale, rispondendo pienamente anche alla richiesta di vini leggeri per momenti speciali della generazione Millennial.

Si afferma sul mercato quindi un brand dalla visione estremamente attuale, pioniere del segmento Soft Luxury nel segmento degli spumanti metodo charmat e che vive in una presenza esclusiva nel canale Ho.Re.Ca.

bold:(|Maia) nasce dalla ferma volontà di trasmettere e diffondere bold:(|l’Italian Style nel Mondo), attraverso un prodotto identificativo di uno dei territori più amati dal turista Nord Europeo: il Lago di Garda. L’obiettivo della maison diventa quindi quello di raggiungere in pochi anni la posizione di leader di mercato per la denominazione Garda Doc.

Partendo da una distribuzione selettiva, l’azienda intenda sviluppare Maia a livello nazionale e poi mondiale, sempre con un posizionamento premium in linea con le aspettative del target di consumatori identificato. Un pubblico alla ricerca di prodotti di nicchia ed esclusivi del settore Ho.Re.Ca.
Un binomio quello tra qualità e stile che ha portato oggi il marchio veneto ad un sold out inaspettato e ad uscire con la propria rete vendita già in pre ordine per la prossima produzione 2022.

La casa vicentina oltre all’acquisto del brand del Garda, ha siglato un accordo di partnership anche con l’agenzia United Studio, fondatrice dello stesso brand, con il fine di dar vita ad un vero e proprio HUB creativo all’interno della stessa Cielo e Terra.
Una partnership che porterà Cielo e Terra a diventare una delle poche realtà italiane, forse l’unica, ad integrare all’interno della propria filiera un vero e proprio Team dedicato esclusivamente allo studio del mercato, delle tendenze e del gusto del consumatore.


bold:(|Cielo e Terra punta al settore Premium e acquista il 50% del marchio Maia)

La scelta di acquistare il 50% del brand Maia nasce da una strategia che negli ultimi 20 anni ha visto Cielo e Terra impegnata in una rivalutazione di denominazioni meno note del nostro territorio, ma con grandi potenzialità intrinseche. Un percorso che ha portato oggi il gruppo ad un incremento del’80% dell’estero in oltre 65 paesi sfiorando 60 milioni di euro di fatturato con oltre 37 milioni di bottiglie vendute nel 2021.

Grazie all’acquisizione del brand del Garda da parte di Cielo e Terra si aprono scenari inaspettati per un marchio che soltanto due anni fa stappava la prima bottiglia. Con questa mossa strategica Maia può puntare a una diffusione delle proprie etichette in tutto il mondo, contando sull’appoggio di una struttura moderna e innovativa e di una filiera completa che partendo dall’allevamento dei vitigni arriva fino alla commercializzazione globale dei propri prodotti.
Pioniera del segmento Soft Luxury del mercato degli spumanti, Maia fonda le sue radici su una strategia produttiva chiara e delineata, ovvero quella di mantenere nel tempo una crescita graduale senza rincorrere i numeri a scapito della qualità.
Una visione controcorrente che parte da una produzione limitata annua di 50.000 bottiglie con l’obiettivo di raddoppiare ad ogni annata la messa a terra di un prodotto rigorosamente in linea con le aspettative del proprio pubblico. Un pubblico alla ricerca di prodotti dall’alto percepito nel settore Ho.Re.Ca.

Un binomio quello tra qualità e lifestyle che ha portato oggi il marchio veneto ad un sold out inaspettato, uscendo con la propria rete vendita già in pre ordine per la produzione 2022.

La casa vicentina oltre all’acquisto del brand del Garda,
ha siglato un accordo di partnership anche con l’agenzia United Studio, fondatrice dello stesso brand, con il fine di dar vita ad un vero e proprio HUB creativo all’interno della stessa Cielo e Terra.

Una partnership che porterà Cielo e Terra a ad integrare all’interno della propria filiera un vero e proprio Team dedicato esclusivamente allo studio del mercato, delle tendenze e del gusto del consumatore. Continua la strategia di integrazione della filiera, partendo dalla valorizzazione dei frutti dei propri vigneti fino all’utilizzatore finale, con uno staff dedicato alla comunicazione e promozione dei propri prodotti verso consumatori di tutto il mondo.

bold:(|DICHIARAZIONI)

“Negli ultimi 20 anni, insieme ai nostri soci, abbiamo dato vita ad un profondo lavoro di rivalutazione sia del nostro territorio che delle sue denominazioni. Abbiamo portato il nostro fatturato a quasi 60 milioni di euro, oltre 37 milioni di bottiglie vendute, grazie anche ad un incremento dell’ 80% delle vendite estero in 5 anni in oltre 65 paesi”.
bold:(|PIERPAOLO CIELO), Vice Presidente e Direttore Commerciale Marketing del gruppo Cielo e Terra.


“Abbiamo investito fortemente sul binomio qualità e stile italiano. Una scelta che ha portato oggi MAIA ad un sold out inaspettato ed ad uscire con rete vendita già in pre ordine per la produzione 2022. Con l’arrivo di Cielo e Terra si aprono risvolti impensati per il nostro marchio. Una mossa strategica e necessaria che da oggi ci consente di guardare ad una diffusione delle nostre etichette in tutto il mondo. Grazie ad una struttura moderna ed innovativa siamo certi che potremo mantenere la qualità ed il gusto a cui sono legati i nostri consumatori ed allo stesso tempo saremo un grado di incrementare i volumi produttivi per accontentare l’incremento di richieste di prodotto in forte crescita”.
bold:(|ANGELO LELLA), Fondatore e Marketing Manager del marchio MAIA.


“Oggi vogliamo coprire a 360 gradi i bisogni dei nostri clienti, che si tratti di un utilizzo quotidiano o di stappare una bottiglia per un’occasione speciale. Per questo oltre alle storiche etichette e produzioni legate al mondo GDO stiamo lanciando nuovi prodotti di alta gamma, con il fine di valorizzare le eccellenze del territorio nel canale Ho.Re.Ca., su un segmento medio alto e, con l’ultimo acquisto, anche nel segmento Premium. Un progetto che non poteva che passare da competenze ed esperienze di grande valore e dal taglio globale. Per questo abbiamo fortemente voluto ampliare le competenze manageriali del nostro gruppo con l’integrazione di tre nuovi area manager che seguiranno lo sviluppo del progetto Ho.Re.Ca sia in Italia che all’estero”.
bold:(|PIERPAOLO CIELO), Vice Presidente e Direttore Commerciale Marketing del gruppo Cielo e Terra.


“Nonostante un lungo periodo di pandemia e vari lock down, il nostro gruppo ha mantenuto salde le proprie posizioni su mercati, grazie ai marchi storici Cielo, Freschello e Casa Defrà. Ha anche compiuto due operazioni fondamentali per ripartire di slancio verso il nuovo disegno strategico: l’acquisto di “Villa Favorita” e l’acquisizione del 50% del marchio Maia.
La nuova visione e l’orientamento alla creazione di importanti brand nazionali ed esteri non può che passare dall’experience legata al prodotto. Oggi il consumatore è alla ricerca di espressioni autentiche, vuole conoscere la storia e percepire i valori che danno vita al prodotto. Per questo in meno di due anni, sarà pronta la nuova sede direzionale del gruppo, location che sarà strutturata per offrire a visitatori di tutto il mondo momenti unici legati alle nostre etichette, rafforzando il rapporto azienda-consumatore”.
bold:(|LUCA CIELO), Direttore Generale Cielo e Terra SpA.


“Il futuro delle nostre produzioni sarà sempre più legato a progetti di marca e valorizzazione, uscendo dalla pura e semplice dinamica del prezzo. Una logica fondamentale per creare maggior valore aggiunto da distribuire equamente lungo la filiera. Da anni con la famiglia Cielo abbiamo capito che le alleanze di filiera orizzontali e verticali portano sinergie fondamentali per crescere ed aprirsi ad esperienze nuove e stimolanti”.
bold:(|IVANO TADIELLO), Presidente Cielo e Terra SpA.

“Siamo convinti che, per qualsiasi prodotto oggi, la qualità sia la base e non un valore aggiunto. Tra un buon ed un ottimo prodotto il filo è sottile. Quello che fa la differenza per la vita di un marchio è, sempre più, l’Experience legata al prodotto, quel fascino sensoriale che da vita allo spirito d’appartenenza ad un brand fortemente rappresentativo del lifestyle, della visione e del comportamento del cliente; un comportamento che si esprime dal modo in cui ci vestiamo, da quello che facciamo fino a che etichetta scegliamo per brindare ai nostri successi o alle nostre occasioni di festa. Per questo motivo diventa fondamentale essere presenti in momenti ed eventi in linea con la nostra visione di marca”.
bold:(|ANGELO LELLA), Fondatore e Marketing Manager del marchio MAIA.

“Il successo di questo approccio si realizza grazie ad una strategia omnichannel grazia alla quale per il consumatore non esiste più una distinzione tra spazio fisico e spazio online, ma qualsiasi manifestazione del brand lavora in modo integrato, sia in relazione alle leve attivate che per tutte le funzioni aziendali coinvolte nello sviluppo del brand. Ne deriva così una visione chiara e condivisa che trasmette, a tutti i livelli, un messaggio chiaro e condiviso che attraverso una gestione sinergica dei canali di comunicazione d’impresa che si muovono tra il fisico e il digitale da vita ad una vero e proprio mondo. Un lifestyle in cui il cliente può riconoscersi e attraverso il quale comunica un’immagine di se in linea con i propri valori e la propria personalità”.
bold:(|ISABEL TONELLI RODRIGUEZ), Brand Ambassador.


bold:(|CIELO E TERRA) nasce nel 1908, nelle campagne di Vicenza, vicino ai Castelli di Romeo e Giulietta, dove il bisnonno aveva acquistato un piccolo podere con vigneto, Casa Defrà. Il nonno Pietro ha proseguito la guida dell’azienda con grande passione impegno sociale. Oggi alla guida dell’azienda ci sono Luca e Pierpaolo Cielo, assieme ai soci delle Cantine dei Colli Berici. Nel 1999, infatti, dall’unione tra la famiglia Cielo e i viticoltori delle Cantine Colli Berici. Oggi l’azienda che conta 3000 ettari di vigneto tra Vincenza e Verona, è conosciuta in tutto il mondo con i marchi Cielo, Casa Defrà e Bericanto. Il gruppo che nel 2021 ha sfiorato i 60 milioni si caratterizza per un approccio socialmente responsabile, orientato alla trasparenza e alla sostenibilità. Dopo aver ottenuto la certificazione B Corp, l’azienda ha aderito anche VIVA Sustainable, con l’obiettivo di ottimizzare l’impatto ambientale della filiera vite – vino. Prima realtà vinicola italiana a introdurre in azienda il modello della Lean Organization, Cielo e Terra integra numerosi progetti con un piano di economia circolare, affermandosi come realtà in grado di fronteggiare le sfide dei mercati mondiali ed attestare la sua presenza in oltre 60 Paesi.


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pubblicato il 24/11/2017 10:45:41 nella sezione "News Wine"
La cantina di S. Pietro di Feletto (TV) presenta per le festività il nuovo Conegliano Valdobbiadene Docg Prosecco Superiore Extra Dry limited edition. Parte dei proventi a favore della onlus di Giusy Versace

San Pietro di Feletto, 22 novembre 2017_L’azienda Le Manzane celebra le festività con un’idea regalo solidale: il Conegliano Valdobbiadene Docg Prosecco Superiore Extra Dry 2017 limited edition. Il vino è frutto di una vendemmia solidale tra i filari di Glera organizzata il 3 settembre dalla cantina di San Pietro di Feletto (TV). Parte dei proventi saranno devoluti alla onlus Disabili No Limits presieduta dall’atleta paralimpica e conduttrice televisiva italiana Giusy Versace.

Le bottiglie vengono commercializzate per il Natale 2017 nel formato da 0,75 litri e sono acquistabili in enoteca al prezzo di 14 euro, in cantina nel nuovo Wine Shop “PaperCigno” e su ordinazione telefonando allo 0438 486606 o scrivendo a info@lemanzane.it. E’ prevista la spedizione per un minimo di 6 bottiglie. Consigliata la prenotazione.

Ma tante sono le proposte per le feste da regalare e farsi regalare, da degustare assieme attorno al calore di un caminetto: dalle confezioni regalo ai formati speciali. Nel punto vendita della tenuta di San Pietro di Feletto (TV) sono disponibili, oltre alle referenze della cantina Le Manzane, anche “I vini degli Amici di Ernesto”, una selezione di etichette provenienti dalle principali regioni vitivinicole italiane e altri prodotti tipici italiani come olio e confetture.

INDIRIZZO E ORARI DI APERTURA - Il Wine Shop “Papercigno” si trova a San Pietro di Feletto (Treviso) in via Maset, 47/b lungo la strada provinciale 635 tra Conegliano e Tarzo. Durante le festività, fino al 6 gennaio, il punto vendita della cantina sarà aperto dal lunedì al sabato dalle 8.00 alle 12.00 e dalle 14.00 alle 18.00. La domenica dalle 9.00 alle 12.00. Degustazioni guidate per gruppi su prenotazione.

La cantina Le Manzane è un’azienda, a conduzione familiare, fortemente radicata nel territorio trevigiano come produttrice da più di 30 anni, distribuisce ogni anno circa 1 milione di bottiglie sia in Italia che all’estero raggiungendo 32 Paesi, tra i quali il Giappone e il Brasile. L’export rappresenta attualmente il 65% del fatturato aziendale.

CONEGLIANO VALDOBBIADENE PROSECCO SUPERIORE DOCG - EXTRA DRY
Gradazione alcolica: 11,50%
Varietà delle uve: Glera atto a dare Prosecco Conegliano Valdobbiadene Docg 100%
Zona di produzione: colline moreniche delle Prealpi Trevigiane tra Conegliano e Valdobbiadene
Vendemmia: raccolta manuale da fine agosto ad inizio settembre
Caratteristiche organolettiche ed abbinamenti consigliati: colore paglierino brillante ravvivato dal perlage, profumo fruttato con sfumature floreali. Da aperitivo per eccellenza, si abbina anche con i primi piatti leggeri, minestre e frutti di mare, formaggi freschi e carni bianche. Servire a 7-9 °C.

www.lemanzane.com

www.disabilinolimits.org

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pubblicato il 24/11/2017 10:42:57 nella sezione "News Wine"
La multinazionale italiana pone una pietra miliare verso la sostenibilità ambientale
con un nuovo prodotto che mette fine alla stabilizzazione a freddo.


S. Martino di Trecate (NO) – 22 novembre 2017. Enartis, parte del Gruppo Esseco, operante nel mercato mondiale dei prodotti per la vinificazione, annuncia l’introduzione sul mercato di Zenith®, una gamma di prodotti rivoluzionaria a base di poliaspartato di potassio A-5D K/SD per la stabilizzazione tartarica e del colore dei vini ad ogni livello di instabilità.

Autorizzato lo scorso 28 ottobre dall’Unione Europea, dopo la precedente approvazione da parte di EFSA - Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare - e OIV - Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino, Zenith® fa ora il suo ingresso sul mercato in una gamma che si diversifica per vini rossi, rosati, bianchi e spumanti.

Frutto di una attività di ricerca durata oltre sei anni, a cui hanno collaborato prestigiosi istituti e università internazionali, Zenith® rappresenta un punto di rottura con la stabilizzazione a freddo. Le proprietà intrinseche del poliaspartato di potassio, un poliaminoacido prodotto a partire dall’acido L-aspartico, aminoacido naturalmente presente nell'uva, consentono infatti a Zenith® di mantenere l'assoluta stabilità tartarica e del colore nel tempo, di resistere allo stress termico e di inibire la formazione di cristalli di tartrato, conservando inalterate le caratteristiche organolettiche dei vini. Semplice e di immediata applicazione, Zenith® richiede il minimo utilizzo di energia, acqua potabile e manodopera.
“Oltre a garantire vini più stabili e cantine più competitive - benefici evidenti per l’intero settore enologico - Zenith® costituisce una pietra miliare nella sostenibilità ambientale”, afferma Francesco Bergaglio, Business Director Italy, Enartis. “È stato calcolato che il suo impiego consente alle cantine un risparmio fino al 80% del consumo energetico e di acqua potabile, contribuendo anche alla riduzione del 90% delle emissioni di gas serra”, conclude Bergaglio.
Zenith®, che entra nella famiglia di stabilizzanti Enartis dopo acido metatartarico, gomma arabica, resine, mannoproteine e CMC, è il risultato di un lavoro complesso ed articolato, avviato nel 2011 con la ricerca sul poliaspartato di potassio ed evoluto nel progetto StabiWine, che ha visto la collaborazione di prestigiosi istituti di ricerca, università e attori internazionali dell'industria della vinificazione, fra cui l’Università degli Studi di Milano, l’Università degli Studi di Torino, l’Università di Saragozza, il Consiglio per la Ricerca in Agricoltura (CREA), l’Associazione Italiana Agricoltura Biologica (AIAB), l’Australian Wine Research Institute, l’Institut Rhodanien, Vinidea e l’Institut Francais del la Vigne et du Vin (IFV).
“Le competenze sviluppate a livello globale, la capacità di metterle concretamente a frutto e i rapporti sviluppati con prestigiose istituzioni nel mondo, hanno permesso a Enartis di inaugurare una nuova era dell’enologia”, chiosa Gianni Triulzi, R&D Manager Enartis.

Enartis è parte di Esseco Group, il gruppo industriale interamente italiano che da quasi un secolo sviluppa innovazione tecnologica e capacità produttiva per il mondo della chimica inorganica e dell'enologia. Con una gamma di oltre 300 prodotti e specialità - tannini, enzimi, attivanti di fermentazione, lieviti, batteri, stabilizzanti, chiarificanti e prodotti per l’affinamento e con i suoi 200 dipendenti, l’azienda è oggi al fianco di oltre 10.000 produttori in 50 paesi per migliorare la qualità del vino e garantire la completa conformità alle normative mondiali. Il costante impegno nella ricerca e sviluppo, la certificazione internazionale FSSC 22000 sulla sicurezza alimentare e il rispetto dei più rigorosi requisiti di qualità del codice enologico e alimentare, consentono a Enartis di fornire al mercato soluzioni innovative e prodotti sicuri per realizzare vini che esprimano ed esaltino al massimo le proprie caratteristiche.

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pubblicato il 16/06/2017 11:27:12 nella sezione "News Wine"
pubblicato il 16/06/2017 11:14:34 nella sezione "News Wine"
Dal 13 al 16 giugno 2017 presso la Fortezza da Basso di Firenze 92esima edizione di Pitti Immagine Uomo.

Pitti Immagine Uomo è un punto di riferimento internazionale per la moda e quest’anno il tema guida sarà PITTI BLOOMS che trae ispirazione dalla naturale bellezza dei fiori e dai loro colori che sbocciano come le nuove idee dando luogo alla creatività. Saranno presenti installazioni sotto forma di macro aiuole gonfiabili, sculture abnormi, bouquet volanti e ventagli a forma di fiore.

L’allestimento prevede un full immersion di pattern originali e contrasti cromatici su facciate, spazi e oggetti.
E’ un “nuovo” ritorno al passato quello che propone Brandimarte, brand storico fiorentino, a buon diritto inserito nella storia della città, un cittadino che ha fatto grande Firenze, l’argentiere Guscelli Brandimarte, il cui marchio viene ora riproposto in modo innovativo dalla sua bella nipote, Bianca Guscelli.

E le giornate del Pitti edizione ’92 saranno bagnate dal SILVER COCKTAIL BRANDIMARTE, un cocktail personalizzato per l’evento inserito nel calendario ufficiale di Pitti Immagine, presentato il 15 Giugno in una sede emblematica, la Loggia del Piazzale Michelangelo, una magnifica vista dall’alto su una Firenze che si inchina davanti ad un maestro d’arte del cesello, che darà il via alla presentazioni di nuovi prodotti silver ad un pubblico di vip, autorità, media, clienti, buyers e amici.

Un cocktail d'argento alla Loggia del Piazzale Michelangelo, il cocktail Renassaince, Rinascimento, servito per tutta la stagione estiva de La Loggia in calici creati per Brandimarte dalla Moleria Locchi, e sullo sfondo, verso una Firenze incantata, la musica del famoso dj Gian Nobilee.

E’ la prima volta nella storia della kermesse fiorentina che un marchio di argento è il tema di un evento in calendario di Pitti Immagine Uomo, ma oggi Brandimarte è anche questo: uscire dai canoni tradizionali dell’argento per diventare innovazione.

E mentre Pitti Immagine si conferma sempre più una global platform per importanti aziende e gruppi internazionali del fashion la bellezza di Firenze risiede proprio nell’armonia di contrasti che animano le strade fiorentine, in questo evento cult mondiale, che si conferma come evento di vera comunicazione per sottolineare come il fashion e l’artigianato di alto livello siano strumenti alla portata di tutti, trasformandoli in messaggio culturale.




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pubblicato il 12/05/2017 15:19:58 nella sezione "News Wine"
"Margherita Pellegrini -Fanetti- vince la sedicesima edizione del premio istituito dal Consorzio


Professione cantiniere: una donna la migliore dell’anno a Montepulciano

Alla 36° edizione della Fiera dell’Agricoltura di Tre Berte di Acquaviva la tradizionale premiazione del Cantiniere dell’Anno. Un premio istituito dal Consorzio del Vino Nobile per promuovere le maestranze fondamentali alla realizzazione del vino

E’ Margherita Pellegrini della Cantina Fanetti, la vincitrice del Premio Cantiniere dell’Anno promosso dal Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano. La premiazione è avvenuta giovedì 11 maggio, nella tradizionale cena di apertura della Fiera dell’Agricoltura delle Tre Berte di Acquaviva giunta quest’anno alla 36.a edizione. Nata a Montepulciano nel 1952 è entrata a far parte dell’azienda Fanetti nel 1987, nella cui cantina si è sempre occupata, e ancora oggi continua a farlo, delle attività di imbottigliamento e confezionamento dei vini, con grande passione e precisione. Il premio è un riconoscimento alla carriera per essersi distinta in questa particolare attività per trent’anni nella stessa azienda vinicola.
Non è un caso che sia una donna la vincitrice di questo premio, considerando che a Montepulciano sono sempre di più le figure professionali in quota rosa impiegate nel mondo del vino. A partire dalla titolarità delle aziende: sono 16 su 75 associate al Consorzio, quelle condotte da donne e 11 quelle cointestate. Un totale quindi 27 imprese vitivinicole, pari al 36% del totale, che hanno alla direzione una donna. La quota più importante della figura femminile si trova nelle aree commerciale e marketing: in questo caso sono 25 le aziende che hanno delegato a una donna questi ruoli, vale a dire il 33% delle aziende vitivinicole di Montepulciano. Più bassa, ma in crescita, la quota rosa degli enologi. Sono sette le cantine che hanno un enologo donna (il 9% del totale). Considerando anche gli impiegati in generale, tra ufficio e lavoro di cantina e in vigna, oltre il 40% è declinato al femminile. Il Consorzio del Vino Nobile inoltre è composto per il 65% da impiegati donna. Tra le fondatrici dell’Associazione Donne del Vino, nel 1988, c’è anche una produttrice di Vino Nobile di Montepulciano.
Il cantiniere dell’anno. Giunto con il 2017 alla sedicesima edizione, il Premio ha l’obiettivo di premiare il professionista che si è particolarmente distinto nell’attività di cantiniere, una professione antica che possiede un fascino tutto suo, legata per tradizione al territorio poliziano e al Vino Nobile e che resiste nonostante la meccanizzazione delle tecniche di cantina. Il vino è un prodotto vivo e in quanto tale soggetto a cambiamenti, ecco perché la figura professionale tradizionale del cantiniere continua ad essere estremamente preziosa.
Il palmares. La vincitrice di quest’anno, Margherita Pellegrini, va a inserirsi in un albo d’oro di tutto rispetto che comprende Moreno Barbetti (Fassati), Fabrizio Savino (Salcheto), Roberta Vannozzi (Boscarelli), i fratelli Carmine e Orazio Capoccia (Avignonesi), Stefano Rubechini (Fattoria di Palazzo Vecchio), Primo Marinelli (Casale Daviddi), Marco Papini (Vecchia Cantina) Urano Carpini (Tenuta Valdipiatta), Fabrizio Dottori (Fattoria del Cerro), Dino Magi (Cantina Fanetti), Daniele Giani (Vecchia Cantina), Bruna Casagrande (Cantina Gattavecchi), Giorgio Laurini (Fassati), Enzo Barbi (Fattoria della Talosa) fino ad arrivare al primo vincitore del Premio, Adamo Pallecchi, storico cantiniere della Cantina Contucci.
L’apertura della Fiera dell’Agricoltura anticipa un ricco weekend di iniziative, su cui spicca la 9° mostra mercato di vitelloni da carne di razza chianina: sabato 13 e domenica 14 maggio, a partire dalle ore 8, saranno infatti presenti oltre 50 capi bovini della tipica razza locale, che rappresentano la più grande mostra del territorio, a cui si affiancheranno la mostra degli attrezzi agricoli e gli spettacoli equestri a cura dell’associazione Tre Laghi.
Montepulciano (Si), 12 maggio 2017 C.s. 10

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pubblicato il 06/02/2017 17:15:50 nella sezione "News Wine"
Il Presidente Rallo: ͞Nuova Doc garanzia di migliore qualità e controllo in favore del consumatore e del mercato͟Verona, 3 febbraio 2017 –Oggi il via ufficiale al Consorzio che gestirà la nuova Doc ͚delle Venezie, epilogo di un percorso durato due anni in cui Unione Italiana Vini si è impegnata per favorire il dialogo tra i soggetti coinvolti, sostenendo e agevolando la preziosa attività di mediazione e relazione, associativa ed istituzionale. Un lavoro coordinato da Albino Armani, che ringraziamo e sollecitiamo a proseguire con lo stesso passo verso la costituzione del Consorzio. Strumento grazie al quale sarà possibile riorganizzare e valorizzare la produzione di Pinot Grigio del Triveneto, riferimento nazionale per questa varietà. La nuova Doc sarà garanzia di migliore qualità, controlli efficaci delle produzioni e valorizzazione di un vino che in tutto il mondo è sinonimo di italianità.

Con queste parole Antonio Rallo, Presidente di Unione Italiana Vini, è intervenuto alla conferenza stampa di presentazione delle prossime tappe che porteranno all’ingresso sul mercato della nuova Doc ͚delle Venezie e dell'Igt ͚Trevenezie͛, alla presenza del mondo produttivo delle 3 regioni coinvolte: Veneto, Trentino e Friuli Venezia Giulia, e del presidente dell’ATS (Associazione Temporanea di Scopo) Albino Armani, che ha guidato questo ambizioso progetto fino ad oggi e che è pronto a gestire il costituendo Consorzio. La produzione di Pinot Grigio nel solo Triveneto costituisce oggi l'85% della produzione complessiva nazionale e il 43% di quella mondiale, con circa 2 milioni di ettolitri (260 milioni di bottiglie) distribuiti su oltre 20 mila ettari: circa 11.500 ettari in Veneto, 6.000 in Friuli Venezia Giulia e 2.800 nella sola provincia di Trento. Il Pinot Grigio Rappresenta la quarta varietà di uva coltivata in Italia, segnando una crescita negli ultimi cinque anni pari al 144%. Il nuovo Pinot Grigio Doc 'delle Venezie' comprenderà la produzione della vecchia IGT e tutta la produzione del Pinot Grigio DOC del Triveneto, pur mantenendo le caratterizzazioni territoriali di ciascuna zona. Nell'ambito della presentazione della nuova Doc 'delle Venezie' è stata data voce anche alla nascita della Igt 'Trevenezie', e sono stati presentati i relativi disciplinari di produzione oltre che i futuri programmi di sviluppo.

Con l'invio al Ministero dello Statuto del Consorzio abbiamo fatto un altro passo importante verso l'organizzazione della nuova Doc 'delle Venezie' - spiega Albino Armani, Presidente Associazione Temporanea di Scopo (ATS) Doc ͚delle Venezie - segnando un importante risultato per il settore, che ci qualifica come riferimento nazionale e mondiale per la produzione del Pinot Grigio. La lungimiranza e la determinazione dimostrate da tutti i soggetti delle regioniVeneto, Trentino e Friuli Venezia Giulia coinvolti trasversalmente, hanno consentito di individuare un terreno comune su cui dialogare e progettare in sinergia il futuro di una denominazione che, di fatto, raccoglie nel suo complesso le peculiarità di questi tre territori. Ora la filiera potrà muoversi finalmente come sistema organizzato costituendosi in Consorzio di Tutela e portando gli standard qualitativi di produzione a un deciso innalzamento. Attraverso controlli puntuali ed efficaci per via delle norme produttive più stringenti, oltre che per una più strutturata gestione dell'offerta, il mercato guadagnerà in stabilità, accompagnata da una visione condivisa delle strategie di promozione che permetterà al Consorzio di aprire a nuove prospettive di crescita nel panorama internazionale. Un obiettivo veramente importante, raggiunto anche grazie all'operato di Unione Italiana Vini che ha lavorato a livello tecnico ed istituzionale per sensibilizzare ed illustrare in modo approfondito e concreto i vantaggi che questa novità avrebbe portato al comparto. Desidero infine ringraziare il Ministero delle Politiche Agricole per la fiducia e l'apertura dimostrate nei confronti di questa iniziativa, che auspico possa diventare modello replicabile per altre realtà vitivinicole italiane.

Salutiamo con sincera soddisfazione la prossima costituzione del Consorzio della Doc delle Venezie–conclude Paolo Castelletti, Segretario Generale Unione Italiana Vini–che ci ha visti impegnati fianco a fianco in questi anni per coordinare un processo tutt'altro che semplice, sintesi di sensibilità ed esigenze espresse da regioni significative per la vitivinicoltura italiana come Veneto, Trentino e Friuli Venezia Giulia. Una risposta concreta di riorganizzazione del sistema delle DOC verso un modello di aggregazione territoriale e produttiva che facilita il percorso di promozione e valorizzazione identitaria del Pinot Grigio.

Un esempio virtuoso di semplificazione del sistema delle Doc, che auspichiamo esportabile anche in altre situazioni.

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pubblicato il 27/01/2017 17:26:29 nella sezione "News Wine"
Sarà il primo progetto in Italia a riguardare una denominazione vitivinicola ed un intero distretto: per ogni bottiglia di Vino Nobile prodotta, un sistema in grado di compensare l’anidride carbonica emessa. Obiettivo, la sostenibilità ambientale della produzione

Una certificazione su ogni bottiglia per dimostrare l’impatto zero della produzione sul territorio d’origine. E’ il risultato che si raggiungerà alla fine del percorso che ha preso il via con il progetto che ha come presupposto la riduzione delle emissioni dei gas-serra e la promozione delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica e si pone come obiettivo la riduzione o la compensazione delle emissioni di CO2 derivanti dalle tre fasi su cui si articola la produzione della DOCG Vino Nobile (agricola, aziendale e di trasporto).

L’iniziativa, presentata questa mattina a Roma, nel corso di un appuntamento promosso dal Consorzio e dall’Amministrazione Comunale di Montepulciano durante il quale sono stati premiati anche tre studenti del corso dell'Università degli Studi di Roma UNITELMA-SAPIENZA “Gestione tecnico-economica della filiera bio-vitivinicola” che ha preso vita proprio da Montepulciano, ha come garante scientifico l’Università “G. Marconi” di Roma mentre i partner sono il Comune di Montepulciano, il Consorzio del Vino Nobile e la
sezione italiana dell'ISES (International Solar Energy Society, la principale associazione tecnico-scientifica del nostro paese per la promozione dell';utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili.

Obiettivi del progetto. Il principale scopo è quello di creare una Piattaforma Collaborativa per sostenere l’innovazione e il trasferimento tecnologico nelle aziende vitivinicole del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano. In particolare la piattaforma collaborativa sarà caratterizzata da servizi materiali e virtuali che permetteranno l’integrazione degli organismi di ricerca, delle imprese agricole, delle tecnologie
innovative, dei centri per l’innovazione del settore vitivinicolo in un sistema organizzato e strutturato della conoscenza, per incoraggiare il trasferimento dell’innovazione tecnologica e delle tecnologie sostenibile al sistema delle imprese agricole del settore vitivinicolo. Altro obiettivo è quello di migliorare il posizionamento delle aziende vitivinicole del Consorzio del Vino Nobile sul mercato internazionale in termini di sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Il progetto mira anche a favorire il processo di
scambio delle conoscenze e del know how attraverso la qualificazione della piattaforma collaborativa come un servizio e una struttura di riferimento per le aziende del Consorzio. Infine sviluppare modelli di competitività nelle aziende vitivinicole basati sui principi dello sviluppo sostenibile attraverso la partecipazione alla piattaforma come nucleo centrale di una rete globale della produzione di conoscenza.

L’impegno dei produttori di Vino Nobile. «L’impegno del Consorzio e del Comune in questa direzione – spiega il Presidente del Consorzio del Vino Nobile, Andrea Natalini – non è nuovo e già in passato abbiamo dato vita a iniziative di questo tipo senza contare le tante attività che le singole cantine svolgono con investimenti mirati proprio al risparmio energetico e ambientale». Al termine dell’iter del progetto Montepulciano, con la DOCG Vino Nobile, sarà il primo distretto vitivinicolo in Italia a poter certificare l’impatto zero sull’atmosfera della propria produzione vinicola. Il fine è giungere entro il 2020 (scadenza indicata anche dal Patto europeo dei Sindaci, a cui Montepulciano aderisce) alla neutralità delle emissioni di gas clima – alteranti grazie all’utilizzo da parte degli Enti pubblici o di privati di buone pratiche quali rimboschimenti, impiego di pannelli fotovoltaici, produzione di energia da centrali alimentate a biomasse etc.

Verso un distretto ambientale. Le politiche pubbliche. Il Sindaco di Montepulciano Andrea Rossi così ricostruisce i passi compiuti in questi anni.

“Tutto nasce dal Seminario estivo della Fondazione Symbola, che Montepulciano ospitò nel 2011 e che proclamò valori e obiettivi che sembravano già tagliati su misura per il nostro territorio e le nostre politiche ambientali come l’affermazione della qualità come elemento di competitività, della cultura come motore dell’economia e come la possibilità di produrre vino mettendo al bando la CO2, e poi dall’iniziativa di una nostra azienda vinicola, Salcheto, di Michele Manelli, di concretizzare un’idea che sembrava un’utopia e cioè quella di basare l’intero ciclo produttivo del “Nobile” sull’impatto – zero”.

“L’Amministrazione Comunale – che aveva già nei propri programmi questi obiettivi – si è quindi attivata – prosegue Rossi – ha affidato all’Università Marconi di Roma il compito di realizzare la piattaforma che consente di misurare le emissioni di anidride carbonica derivanti dalla produzione di vino e ha messo il progetto gratuitamente a disposizione del Consorzio del Vino Nobile, ha attivato partnership significative su scala nazionale, creando un progetto-pilota, un modello esportabile e ha elaborato un’ulteriore evoluzione dell’idea”.

“Oggi lavoriamo avendo come obiettivo un intero distretto sostenibile che, misurato il consumo ambientale che questo prodotto richiede, mette a sistema energie rinnovabili, pubbliche e private. Ed il passaggio successivo sarà certificare la sostenibilità dell’altra fonte primaria di reddito di Montepulciano, il turismo, allargato anche alla ristorazione, al commercio e alle stesse cantine. Una politica che incentivi gli acquisti da fornitori che producono in maniera etica, che inviti al riuso dei materiali, riducendo al massimo i consumi
che – in prospettiva – preveda la circolazione dei centri abitati di mezzi pubblici alimentati ad elettricità”.

“E’ una sfida importante e significativa – conclude il Sindaco Rossi - ma, come dicemmo nel 2011, il futuro è già qui e dobbiamo esserne protagonisti per preservare il grande patrimonio ambientale che ci è stato trasmesso”.


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pubblicato il 03/01/2017 09:54:22 nella sezione "News Wine"
Con complessivi 9 miliardi di euro, USA e UK rappresentano i due principali mercati al mondo per import di vino, pesando rispettivamente per il 18% e 15% sul totale del vino commercializzato a livello globale. Gli Stati Uniti figurano, allo stesso tempo, come il primo paese al mondo per consumi di vino: oltre 31 milioni di ettolitri nel 2015, il 38% in più di quanto si bevono gli italiani. Questo doppio primato deriva dal fatto che gli USA rappresentano anche il quarto produttore mondiale (22 milioni di ettolitri nel 2015) e buona parte del proprio vino viene consumato entro i confini nazionali (ne esportano poco più di 4 milioni). Al contrario, il Regno Unito che per ragioni pedo-climatiche (forse ancora per pochi anni, visti i cambiamenti climatici in corso) produce quantità marginali di vino, è “costretto” a consumare principalmente prodotto di importazione e in questo caso i consumi totali coincidono con gli acquisti dall’estero, facendo del Regno Unito il sesto paese al mondo per consumi (13,5 milioni di ettolitri).
Ancora più interessante è il “peso” che il vino detiene sul totale delle bevande alcoliche consumate: 10% negli USA, 18% in UK dove in entrambi i paesi la parte del leone viene fatta dalla birra. Da questi pochi numeri si capisce però dove insistono le maggiori prospettive di crescita per i vini italiani. Mentre nel Regno Unito è difficile pensare ad ulteriori effetti “sostituzione” rilevanti (tra vino e birra), nel caso degli Stati Uniti gli spazi di crescita sono duplici: da un lato, i tassi di penetrazione del vino ancora bassi tra i consumatori di bevande alcoliche dovrebbero crescere a scapito della birra (il consumo pro-capite di vino negli USA è inferiore ai 10 litri, in Italia – seppur in calo- viaggiamo sui 37 litri); dall’altro, tra vini concorrenti, quelli esteri possono aumentare le proprie quote di mercato a danno di quelli nazionali, in virtù di una crescita dei redditi pro-capite che ha tra i propri effetti quello di “spostare” l’acquisto da vini locali a vini stranieri. Ovviamente, in linea teorica. Poi da quel punto in avanti interviene la concorrenza tra prodotti esteri (Francia, Australia, Nuova Zelanda, Cile) a fare la differenza.
Stante questo scenario, nel corso degli ultimi 5 anni le importazioni negli Stati Uniti di vini dall’Italia sono aumentate del 61% a valore e del 26% a volume, uno scostamento determinato sia da un riposizionamento qualitativo dei nostri vini oltre che da un effetto “rivalutazione” prodotto dal rafforzamento del dollaro rispetto all’euro. Le nostre performance sono state superiori alla media del mercato, intesa come trend dell’import totale (+52% a valore) ma inferiori a quelle dei vini neozelandesi (+119%) e francesi (+83%). I dati relativi ai primi 10 mesi del 2016 mostrano ancora una tendenza positiva ma determinata da una spinta più debole: l’import di vino cresce a livello totale dell’1,8% in valore e di appena lo 0,1% in volume, con l’Italia che mette a segno un +3,9% a valore e un +1,9% a volume. Siamo cioè distanti da quel 10% di tasso medio annuo (CAGR) di crescita che ha connotato l’import dal nostro paese nel quinquennio 2010/2015. Anche in questo caso, Nuova Zelanda e Francia registrano variazioni positive più ampie, rispettivamente pari a +9,2% e +4,2% in valore. Se guardiamo alle diverse tipologie, è solo grazie agli spumanti – e in particolare al Prosecco – che l’Italia registra questi valori positivi nel 2016: mentre i vini fermi imbottigliati calano del 2,6% in volume, gli sparkling crescono del 25,5%.
Anche il mercato inglese presenta analogie simili nelle tendenze che si sono manifestate su quello americano. Nel medesimo quinquennio di tempo considerato, l’import di vino è cresciuto del 21% a valore ma meno del 5% a volume. Rispetto a questa media, l’import di vini italiani è aumentato rispettivamente del 64% e 35%, surclassando a valore praticamente tutti i diretti competitor, mentre a volumi rimanendo appena dietro la Spagna (+37%).
Le importazioni dal paese iberico hanno visto crescere soprattutto la categoria dei vini fermi imbottigliati (+50%), mentre è nuovamente merito degli spumanti (e anche in questo caso del Prosecco) se gli acquisti dall’Italia sono cresciuti così tanto: basti pensare che, a volume, l’import di sparkling italiano in UK è cresciuto del 572% tra il 2010 e il 2015.
Si tratta di un trend che trova conferma anche nell’anno in corso. I primi dieci mesi del 2016 mostrano una crescita dell’import dall’Italia che, nel totale a volume evidenzia un +3,2% sostanzialmente frutto della categoria spumanti che, presa a sé stante, mette a segno un +38% (si pensi infatti che i vini fermi imbottigliati italiani registrano un calo del 12% a valore e dell’8% a volume, in analogia a quanto sta accadendo all’import dell’intera categoria: -12% a valore e -5% a volume totale mondo).
“Secondo le nostre stime” dichiara Denis Pantini, responsabile Wine Monitor di Nomisma “nel 2016 le importazioni a valore di vino negli Stati Uniti chiuderanno con una crescita inferiore al 2%, mentre nel Regno Unito ipotizziamo un calo di quasi il 10%”. D’altronde, si tratta di quei mercati che nel 2016 hanno vissuto due tra gli eventi più “destabilizzanti” e meno prevedibili che si ricordino: Brexit e l’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti.
“L’indecisione che gira attorno alla Brexit e che ha portato la sterlina a perdere oltre il 10% nei confronti dell’euro e delle principali valute internazionali dal referendum ad oggi, non ha fatto altro che tenere gli importatori inglesi alla finestra, riducendo gli acquisti di lungo periodo” continua Pantini.
Nel caso invece degli Stati Uniti, l’elezione di Trump ha avuto, sulla valuta locale, l’effetto contrario. Il rafforzamento del dollaro che potrebbe continuare anche nel 2017 a seguito degli interventi di politica economica e fiscale promessi in campagna elettorale, potrebbe ridare vigore alle importazioni dall’Italia, a condizione che contestualmente non vengano attivate misure protezionistiche volte a tutelare i vini californiani. Il che, ad oggi, sembra però lontano dall’essere attuabile (così almeno si spera).

Fonte: Nomisma Wine Monitor
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pubblicato il 19/12/2016 14:27:51 nella sezione "News Wine"
"E L’EXPORT CONTINUA A CRESCERE +24%. PREMIATA LA QUALITÀ


Rallo: “Record delle bollicine tricolori in Italia e all’estero. Il Prosecco sia da traino per valorizzare tutta la ricca famiglia degli spumanti italiani che conta quasi 190 tipologie a denominazione e indicazione geografica oltre a decine di altre tra varietali autorizzati, generici e di qualità. Un primato mondiale”.

Roma, 19 dicembre 2016 – Spumanti italiani “superstar” a Natale: durante le prossime festività, nel nostro Paese verranno stappate 62 milioni di bottiglie di spumanti italiani (+10% sul 2015; bottiglie da 0,75l), mentre all’estero 158 milioni (+20%). Dalle stime dell’Osservatorio del Vino, su base dati Ismea, emerge che il comparto nazionale dei vini spumanti chiuderà il 2016 con una produzione di circa 625 milioni di bottiglie (4,69 mln di hl, +18% sul 2015) ed un export di 3,4 milioni di ettolitri (oltre 450 milioni di bottiglie da. 0,75l) se fosse confermato il trend gennaio-settembre dell’anno.
“Il prossimo Natale conclude un anno che ha visto le bollicine italiane trainate dal Prosecco raggiungere un importante record di vendite sul mercato interno e nell’export – ha commentato Antonio Rallo, presidente dell’Osservatorio del Vino. I nostri spumanti stanno conquistando nuovi consumatori, stimolano modalità e occasioni di consumo innovative e moderne rivelandosi un eccellente apripista per gli altri vini di qualità del nostro Paese. Una famiglia, quella degli spumanti italiani, da record mondiale per biodiversità e ricchezza organolettica con 153 tipologie DOC, 18 DOCG, 17 IGT oltre a diverse decine di altri tra varietali autorizzati, generici e di qualità. Patrimonio unico di eccellenza e tradizione che con il prossimo Natale vogliamo far conoscere di più ai nostri consumatori grazie al “traino” offerto dallo straordinario successo del Prosecco. Perché la festa è tradizione, e le bollicine raccontano tante storie affascinanti dei nostri territori. Storie di passione e cultura che strizzano l’occhio al piacere di stare insieme. Per condividere il gusto, i molteplici gusti, del Natale”.
Dall’analisi Ismea, con il contributo del Cirve dell’Università degli Studi di Padova, all’interno dell’Osservatorio del Vino, emerge un quadro nel quale il crescente interesse del pubblico per i vini spumanti potrà offrire interessanti opportunità di diversificazione anche nelle aree non specializzate in questi prodotti. Nel generale successo degli spumanti Italiani, si conferma nel 2016 il notevole dinamismo delle tipologie minori, ossia i vini spumanti prodotti in denominazioni diverse da quelle principali o varietali che rappresentano ormai più di un quinto della produzione nazionale.
Molto bene l’export che, trainato dallo spumante a Denominazione di Origine (+23% a volume e +29% a valore) e, in particolare, dal Prosecco (+28% a volume e +38% a valore), da gennaio a settembre 2016 ha fatto registrare già oltre 2 milioni di ettolitri di vendite oltre i confini nazionali, con incrementi su base annua a volume del 21% e a valore del 24%.
E’ bene evidenziare che l’export è orientato verso gli spumanti di qualità rispetto sia agli spumanti “comuni”, che guadagnano un 7% a volume perdendo un 3% a valore, sia agli spumanti cosiddetti ‘varietali’, che perdono 1% a volume e 2% a valore sullo scorso anno. Tra i principali Paesi clienti, il Regno Unito rappresenta ancora il primo mercato in termini di esportazioni per lo spumante italiano, dove si registra, sullo stesso periodo 2015, un incremento in valore del 46% per un corrispettivo di 236 milioni di euro (+30% in volume per circa 700mila hl). Per gli Stati Uniti l’export vale oltre 185 milioni di euro (+31%) con una crescita anche in volume del 23% (465mila hl). Dato interessante sulla Francia, che importa per 28 milioni di euro (+57% a valore e +75% a volume). Anche la Spagna mostra grande interesse per lo spumante italiano: +71% a valore e +289% a volume. In ripresa il mercato interno trainato soprattutto dalle vendite presso la GDO (+13% a volume e +15% a valore), a fronte di una sostanziale stabilità del vino non spumante.

Marco Barabanti
Journalist
Head of Press Office & Media Relations

UIV
Unione Italiana Vini
Confederazione Italiana della Vite e del Vino
Mob. 3346954364

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pubblicato il 16/09/2016 11:29:11 nella sezione "News Wine"
C’è aria di novità tra le colline dell’Alto Casertano: la storica azienda vitivinicola Villa Matilde ha appena immesso nel mercato Mata, uno spumante Brut Metodo Classico da uve Falanghina in purezza interamente prodotto in Azienda con una permanenza di 60 mesi sui lieviti.

Ci sono voluti sei anni di lavoro e assaggi perché in cantina e in azienda tutti fossero soddisfatti del risultato, e oggi Mata è la nuova fresca etichetta di Villa Matilde. Le uve 100% Falanghina provengono dalle vigne storiche dell’azienda nella Tenuta di San Castrese – a Sessa Aurunca (CE), nel territorio dell'Ager Falernus lungo le pendici del vulcano spento di Roccamonfina, in provincia di Caserta con vigne di quasi 50 anni a 150 metri sul livello del mare, su terreni di matrice vulcanica. La vendemmia è quella del 2010. Il colore è giallo paglierino con caldi riflessi dorati e un perlage fine ed elegante grazie alla lunga permanenza sui lieviti. Basta accostare il naso al bicchiere per percepire profumi delicati di frutta matura misti a sentori di lieviti e di crosta di pane.

Al gusto si presenta fresco, elegante ed armonioso, con finale acidulo ed intense note fruttate tipiche della Falanghina cui si accostano piacevoli sensazioni ammandorlate.



Villa Matilde non è nuova al progetto bollicine. Mata Falanghina Brut si aggiunge a Mata Aglianico che i fratelli Maria Ida e Salvatore Avallone hanno presentato al Vinitaly nel 2014 per ampliare la ricca gamma di vini campani Docg, Doc e Igt che l’azienda produce da oltre cinquant’anni.



"Abbiamo deciso di investire sul metodo classico perché crediamo che il nostro territorio sia in grado di produrre anche spumanti interessanti. Ha dichiarato Salvatore Avallone - Il nostro Mata conserva l’essenza delle uve Falanghina. Un vino complesso, elegante dotato di una buona persistenza aromatica. Gli spumanti Mata, realizzati con il metodo classico, arricchiscono la nostra linea di gamma: L'Aglianico è dotato di morbidezza e rotondità, la Falanghina è una bollicina incisiva che sfrutta la componente acido/sapida con grande equilibrio.”


Qualità, cultura del territorio e della tradizione, rispetto dell’Ambiente e uno sguardo spalancato sull’innovazione sono oggi i punti di forza di Villa Matilde. L’aver riportato in vita l’antico Falerno e la grande attenzione prestata al territorio e ai vitigni autoctoni pongono i vini Villa Matilde nel solco di una robusta tradizione; la ricerca costante, il ricorso a tecnologie all’avanguardia, colorano la tradizione con un’innovazione intelligente e dinamica.





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pubblicato il 16/06/2016 09:18:26 nella sezione "News Wine"
"L'Osservatorio del Vino, gli aggiornamenti su Export 2016 parlano di trend molto positivo. L'export del vino da gennaio a marzo vale 1,3 miliardi ovvero una crescita del +3% mentre gli spumanti crescono di 230 miliardi, una crescita del +21%, e 678mila ettolitri

Il Presidente Rallo: “Buono l’inizio del 2016. La qualità si conferma arma vincente”

Roma, 15 giugno 2016 – “Il 2016 si prospetta un anno molto interessante per il vino italiano. E’ presto per parlare di bilanci, ma la tendenza è decisamente positiva. L’export cresce in valore del 3% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, raggiungendo 1,23 miliardi di euro. In particolare, è in salita la domanda estera di vini italiani a denominazione che fa registrare +11% a valore e +7% a volume. Le bollicine confermano l’appeal di sempre per un valore di 230 milioni di euro (+21%) e 678 mila ettolitri (+26%). Il Prosecco guida questa domanda con un incremento del 31% a valore (174 milioni di euro) e del 33% a volume (461 mila ettolitri). Buoni risultati si registrano anche sui vini fermi Dop testimoniando come il successo degli spumanti italiani stia “contagiando” anche altri prodotti vinicoli che continuano la crescita seppur a ritmi più sostenuti”.



Con queste parole Antonio Rallo, Presidente dell’Osservatorio del Vino succeduto a Domenico Zonin – commenta i dati Istat elaborati da Ismea, partner dell’Osservatorio, relativamente all’export del vino nei primo trimestre 2016.

“Anche se siamo solo al principio dell’anno, questi dati parlano chiaro – continua Antonio Rallo. È evidente che la qualità italiana sui mercati stranieri venga recepita in modo netto e che i nostri prodotti siano riconosciuti come ambasciatori del miglior made in Italy. Il calo ormai strutturale dell’export dei vini comuni e sfusi in favore dei prodotti di qualità, sollecita uno sforzo ulteriore che dobbiamo fare come sistema paese per conquistare nuove quote di mercato per i nostri vini a Denominazione di Origine (DO), non accontentandoci di crescere solo a valore proprio in virtù del fatto che la richiesta di vino è orientata verso prodotti i qualità. Il 2016 dovrà essere l’anno in cui si ricomincerà a vedere incrementi sui volumi dei vini a DO, migliorando ulteriormente le performance del valore delle esportazioni”.

“La progressione dell’export – conclude il presidente Rallo - incide positivamente anche sulle quotazioni dei vini nel mercato interno, segno che la catena del valore del vino sta portando risultati positivi su tutti gli anelli della filiera.La cultura del consumatore sta cambiando in modo radicale, sia nel mercato interno sia in quello estero. L’imperativo, pertanto, è continuare a percorrere la strada della qualità per affermare, insieme al nostro vino, i nostri valori e le nostre tradizioni, unici al mondo e apprezzati da un pubblico sempre più ampio”.

Vini e mosti nel complesso fanno rilevare ottime performance nelle esportazioni di questi primi 3 mesi 2016. Gli Stati Uniti rappresentano il primo mercato in termini di esportazioni, che continua a crescere (sullo stesso periodo 2015) con un incremento in valore del 5% per un corrispettivo di 330 milioni di euro.

Per il Regno Unito l’export vale 152 milioni di euro (+7%) mentre l’Austria fa registrare un lusinghiero +13% in valore (22,5 milioni di euro). Buone notizie dalla Cina dove il vino italiano cresce in valore del 15% (21 milioni di euro) e in volume del 17% (65 mila ettolitri). Nota positiva dalla Russia, che ha ripreso a crescere con un +6% in valore (11 milioni di euro) e un + 11,6% in volume (47 mila ettolitri).

L’Import dei primi 3 mesi del 2016 vede una frenata significativa, segnando un -10% in valore (57 milioni di euro) e un -48% in volume (380 mila ettolitri).

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pubblicato il 23/05/2016 21:50:31 nella sezione "News Wine"
L’esperta di vini Karen MacNeil ha costruito negli anni una lista mentale di cibi e vini che non si devono mettere insieme. In questo articolo per Vivino, svela quali sono

Karen MacNeil, autrice di “The Wine Bible”, editorialista per WineSpeed e contributing editor per Vivino

È molto difficile sostenere che ogni vino debba essere sempre perfettamente accostato a un piatto. Per quanto mi riguarda, preferisco bere e mangiare a seconda del mio umore. Penso infatti sia più importante accompagnare il vino al proprio stato d’animo piuttosto che al cibo. Riflettendo, la filosofia dell’accostare cibo e vino in un perfetto connubio è un fenomeno recente. Dubito che una mamma un centinaio di anni fa pensasse al livello di acidità del sugo, prima di mettere una bottiglia di vino in tavola. È anche vero che allora come oggi, vino e cibo non devono essere sempre combinati per essere deliziosi in ogni caso. Il cibo può essere incredibile anche quando questo matrimonio non è perfetto. Personalmente non apprezzo l’approccio all’accostamento cibo vino in stile concorso di bellezza, ma ritengo che certi vini siano così terribili con alcune pietanze da far venire i brividi. Nel corso degli anni ho messo insieme una lista mentale di cibi e vini che insieme sono ad alto rischio. Nel mondo degli abbinamenti gastronomici, i cibi che seguono sono come i sette peccati capitali. Attenzione! Carciofi I carciofi contengono la cinarina, un aminoacido che può dare l’impressione di una dolcezza stucchevole o di un gusto metallico non piacevole nei vini. Bere Cabernet Sauvignon o altri vini tannici con i carciofi darà al vino lo stesso sapore di un cavo o di una lattina.

Asparagi Gli asparagi contengono mercaptano, un composto maleodorante associato al deterioramento nel vino. Se si vuole che un vino da 20 euro abbia lo stesso sapore di uno a buon mercato, gli asparagi sono la soluzione. Consiglio: cuocere gli asparagi alla griglia inzuppandoli nel burro li rende più accostabili al vino.

Verdure Crucifere Broccoli, cavolfiori e cavoli sono esempi di verdure crucifere. Tutti i membri di questa salutare famiglia contengono zolfo e lo rilasciano quando vengono cucinati,

contribuendo ad alterare il sapore del vino. Con queste verdure un Cabernet avrà il sapore di fagiolini in scatola e un Pinot Noir saprà di palude.

Uova Anche le uova contengono zolfo e lo rilasciano quando vengono cucinate, alterando spesso il sapore del vino. Sulla lista degli accostamenti veramente disgustosi troviamo uova e Chardonnay.

Peperoncini I peperoncini contengono la capsaicina, che può rendere i vini con un’alta gradazione alcolica sgradevolmente caldi e accentuare la secchezza nei vini tannici. Bere Zinfandel e peperoncini, per esempio, potrebbe far esplodere la testa a causa dell’alcol e del calore.

Aceto L’aceto e i cibi sottaceto contengono un’alta concentrazione di acido acetico, che può privare i cibi del loro aroma fruttato e dare l’impressione di un gusto amaro e acido. Meglio condire l’insalata con un limone al posto dell’aceto e servirla con un vino bianco altamente acido.

Aglio e cipolla cruda L’aglio e la cipolla cruda sono così stridenti e coprenti che tolgono sapore alla maggior parte dei vini. I cuochi intelligenti soffriggono l'aglio e la cipolla prima di utilizzarli, se hanno intenzione di bere vino. L’accostamento perfetto per una guacamole di cipolle crude o per un hamburger pieno di cipolle? La birra.

editor per Vivino
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pubblicato il 23/05/2016 21:25:33 nella sezione "News Wine"
"Nati meno di 10 anni fa, gli Spumanti made in Conegliano incantano la francese Gilbert&Gaillard e le degustatrici di Feminalise prima di volare ad Hong Kong

San Vendemiano (TV), 20 maggio 2016 - Lo spirito giovane delle bollicine Costaruél seducono i palati della francese Gilbert&Gaillard e inanellano un’altra preziosa vittoria che va ad arricchire il medagliere, già consistente, di questa fresca realtà.



La nota guida enologica d’oltralpe, da 30 anni punto di riferimento per il mondo del vino, ha premiato infatti 3 dei vini della collezione Costaruél, consegnando la medaglia d’oro allo Spumante Prosecco Brut D.O.C.G., che grazie all’amabile sapore dal gusto fruttato, si guadagna così il diritto a far parte della prossima guida della Gilbert&Gaillard in uscita a settembre 2016.



Grande soddisfazione e orgoglio per un brand fondato solo nel 2007, ma che in meno di dieci anni, puntando sulla qualità e l’eleganza del gusto, ha saputo distinguersi in numerosi contesti nazionali ed internazionali, suggellando il successo di questa etichetta.

Un marchio giovane quello Costaruél, con alle spalle tutta l’esperienza e i valori della famiglia Lovadina che da oltre 30 anni a San Vendemiano (TV) ha la sua attività principale, quella della produzione di conserve alimentari.



A far parte della guida francese saranno anche altre 2 creazioni Costaruél: lo Spumante Rosato Cuvée Concerto e il Prosecco Superiore D.O.C.G. Extra-Dry, che con i suoi 87/100 punti si conferma quanto più irresistibile: infatti, proprio l’Extra-Dry Costaruél dal 24 al 26 maggio sarà protagonista a VinExpo Hong Kong, tra le più grandi manifestazioni del mondo asiatico dedicate al vino.

Le bollicine verranno nell’occasione degustate nel corso dello speciale evento organizzato dal Concorso francese Feminalise, dedicato a tutti i vini premiati nell’omonima competizione e che ha visto l’assegnazione della medaglia d’argento al Prosecco Extra Dry Costaruél lo scorso aprile da parte delle oltre 700 degustatrici giunte da tutte il mondo.



La produzione della famiglia Lovadina è alla ricerca del costante miglioramento e volta al futuro, rimanendo guidata dagli stessi ideali di una volta: “Crediamo più che mai nel valore della tradizione – spiega Gianni Lovadina, che assieme al padre Mirco guida le redini dell’attività – ma siamo per nostra natura inclini a cogliere con anticipo i bisogni e le tendenze del mercato”.



“Proprio questo nostro spirito – continua l’amministratore delegato – ci ha portato a diversificare la produzione dei nostri vini, arricchendola anche di 3 fermi, per arrivare così alle 13 tipologie disponibili attualmente”.



“La varietà delle nostre selezioni, ci ha permesso di sviluppare standard qualitativi e gusti internazionali – aggiunge Mirco, fondatore e titolare di Lovadina – che ora ci consentono di rivolgere una percentuale sempre maggiore della produzione direttamente al mercato estero”.



“Questi ultimi riconoscimenti ai nostri Spumanti – prosegue Gianni Lovadina- sono per noi una ricompensa per l’impegno e la dedizione versata ogni giorno in questo lavoro, e il fatto che le nostre bollicine siano state premiate proprio nella terra dello Champagne, rivale per antonomasia del simbolo per eccellenza di questo territorio, il Prosecco, ci fa capire che la strada intrapresa è senz’ombra di dubbio quella giusta e da percorrere”.



“Proprio per proseguire questo percorso nella maniera ottimale, e consci del valore della comunicazione – conclude – dopo aver modernizzato il nostro logo, ora stiamo ultimando il restyling del nostro sito internet e affinando la presenza online, in modo da rendere perfetta quella vetrina che la globalizzazione richiede e che ci permetterà di affrontare le sfide dei mercati globali, verso cui già siamo proiettati e in parte già ci vedono protagonisti”.

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pubblicato il 04/05/2016 15:34:00 nella sezione "News Wine"
Cisano Bergamasco (BG), 27 aprile 2016 - Il famoso Brunello di Montalcino di Cerbaiona arricchisce il catalogo Pellegrini S.p.A., dando il via alla collaborazione tra l’azienda vitivinicola toscana e l’azienda bergamasca specializzata nell’importazione e nella distribuzione su scala nazionale di vini e distillati di elevata qualità. Cerbaiona ha scelto, infatti, Pellegrini S.p.A. come distributore ufficiale del suo pluripremiato e classico intramontabile vino di punta.

“Il Brunello di Cerbaiona ha esordito sul mercato nel 1984 e in pochi anni è diventato un cult. Nell’autunno 2015, con il passaggio ai nuovi proprietari, si è deciso di puntare su una distribuzione di altissimo livello estesa a tutto il territorio italiano, con una predilezione per l’alta ristorazione e le enoteche specializzate. Una tipologia di distribuzione che garantisce, inoltre, prezzi stabili alla clientela. Il partner ideale di Cerbaiona non poteva essere che Pellegrini S.p.A., marchio, ma ancor prima famiglia di viticoltori, capace di valorizzare appieno questo vino: espressione di un vigneto veramente speciale e di un’enorme passione per il vino. Si aggiunga, poi, l’affinità dei valori condivisi dalle due realtà. Per questo, Cerbaiona si sente a casa nel portfolio Pellegrini S.p.A.“ - spiega il produttore Matthew Fioretti.

“Per me e per la generazione a cui appartengo, Cerbaiona rappresenta un vero e proprio mito. E’ un’etichetta amatissima dagli appassionati di vino in tutto il mondo e tra le più apprezzate anche dalla critica, sia italiana che internazionale. Siamo, pertanto, davvero onorati e orgogliosi di essere stati selezionati dalla nuova proprietà per la distribuzione esclusiva in Italia di questo Brunello cult“ - afferma Pietro Pellegrini, Presidente di Pellegrini S.p.A.

Villa padronale seicentesca con intima cappella e un giardino rinascimentale dove dimorano, da tempo immemorabile, due cipressi maremmani; un affascinante complesso che si innalza su una cintura di muri catturando lo sguardo dei viaggiatori. Questa è Cerbaiona, 400 metri sopra il livello del mare, a Nord est del Borgo di Montalcino. Ancora prima che nascesse la nota denominazione “Brunello di Montalcino” si diceva che il vino più buono venisse proprio da lì: erano le prime indicazioni di un luogo particolarmente vocato per il Sangiovese. Nel 1977 vi approdò un uomo non del posto, che si rivolse ai vicini per espandere il vigneto. Con l’annata 1981, Cerbaiona è diventata un marchio di vino, sbarcando sul mercato pochi anni dopo. Ai critici non sfuggì ciò che i locali sapevano da sempre: l’eccezionalità del territorio, indubbiamente privilegiato. Nel corso dei decenni, il Brunello di Cerbaiona si è trasformato in un cult, un mito immediatamente identificabile con la terra che lo produce. Si differenzia da ogni altro Brunello per i suoi tratti inimitabili e personali che ne fanno un vero cru, definendone il suo essere e distinguendolo da ogni altro Brunello.

L’azienda, nell’autunno 2015, è stata venduta per una cifra record a un gruppo di investitori guidati dall’americano Gary Rieschel, appassionato collezionista di vini, e da Matthew Fioretti, che gestisce ogni aspetto del podere. Ne è socio anche Andrea Mantengoli, proprietario dell’attigua azienda, La Serena, che in gioventù collaborò assiduamente con il precedente proprietario. Il gruppo è mosso dalla passione per la viticoltura, la terra, il vino e per questo luogo così speciale.

Le vigne di Cerbaiona sono costituite da tre blocchi, piantati rispettivamente nel 1978, 1983 e 2000, con meno di 3.600 piante per ettaro. Oggi, dagli 1,6 ettari di Brunello di Montalcino, Cerbaiona ricava fra le 6.000 e le 7.000 bottiglie l’anno. Con il 2016 si aggiunge un altro ettaro di Sangiovese, piantato sul declivio più ripido del colle, proprio sotto la villa, ovvero l’area più speciale di questo cru.

ll winemaking del famosissimo Brunello avviene secondo modalità tradizionali in vasche di cemento fermentate con lieviti indigeni, invecchiamento in botti di rovere da 20 ettolitri provenienti dalla Slovenia e con un minimo di travasi durante il lungo invecchiamento.

Il Brunello di Montalcino di Cerbaiona, distribuito da Pellegrini S.p.A., è disponibile nelle carte dei migliori ristoranti ed enoteche d’Italia.

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