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Cori rende omaggio al suo vitigno autoctono, il Nero Buono
pubblicato il 19/03/2013 12:32:38
CORI - Il Nero Buono, vitigno autoctono a bacca rossa tipico della zona di Cori (Latina), festeggia il suo anno zero. Coltivato sui Monti Lepini da due millenni, solo negli ultimi anni è stato recuperato e rilanciato dalle tre aziende vitivinicole del territorio, che hanno unito le forze per un unico progetto comune.

I tre produttori locali di Nero Buono, la Cooperativa vitivinicola ‘Cincinnato’, l’Azienda Agricola biologica ‘Marco Carpineti’ e la Tenuta Agricola ‘Pietra Pinta’, sotto la regia dell’Amministrazione Comunale - Assessorato all’Agricoltura, e la collaborazione dell’ONAV, Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Vino, hanno organizzato il primo evento con protagonista quello che gli esperti definiscono un grande vitigno, dalle documentate e peculiari caratteristiche qualitative.

“Nella passione della valorizzazione di un’identità territoriale - dice Bruno Ferretti, della Tenuta Agricola ‘Pietra Pinta’- abbiamo nel Nero Buono uno degli strumenti essenziali, che è per noi un grande valore da portare avanti. Possiamo considerare questo evento un punto di partenza, in cui abbiamo unito le nostre forze e le nostre passioni per cercare di promuovere questo vitigno al quale siamo tutti molto legati; è effettivamente un momento di crescita per tutti. Da qui nasce un confronto per poter poi migliorare le nostre scelte e creare sempre più attenzione su questa uva”.

Primo a vinificare il Nero Buono in purezza è stato Nazzareno Milita, della Cooperativa vitivinicola ‘Cincinnato’: “Abbiamo iniziato a sperimentarlo alla fine degli anni ’90 ed è uscito per la prima volta in bottiglia nel 2002. Non è facile fare da zero un prodotto del quale si è anche l’unico produttore, ma non il tempo ci siamo affinati: abbiamo fatto tante prove e scartato tutte quelle che non rispondevano a standard adeguati. Ogni anno facciamo cinque o sei tentativi (per un totale di circa settanta in dieci anni) e il migliore viene messo in commercio”. Certificato con marchio IGT e DOC, il vitigno è stato però privato del suo nome completo ‘Nero Buono di Cori ‘

. Per questo Marco Carpineti, titolare dell’omonima azienda biologica, ha deciso di chiamare un suo vino ‘Apolide’: “Questo vitigno è stato privato della paternità, del suo territorio d’origine che è Cori. Prima il suo nome era ‘Nero Buono di Cori’, poi per una legge comunitaria questo appellativo è stato troncato in ‘Nero Buono’. Noi per provocazione abbiamo chiamato il nostro vino ‘Apolide’ cioè senza patria, anche se in realtà è esattamente il contrario: per nostra fortuna questo vitigno è nato qui ed è stato allevato solamente a Cori. Ora insieme alle altre aziende cercheremo di rivendicarne la paternità e di riappropriarci del nome corretto del Nero buono di Cori”.

Fonte ANSA
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